HomeUncategorizedBuscè: il tecnico affonda nel "politicamente corretto" mentre la società smantella

Buscè: il tecnico affonda nel “politicamente corretto” mentre la società smantella

Analisi del post-Giugliano: tra un “mea culpa” di facciata e l’incapacità di puntare il dito contro un mercato fatto di scommesse e poca esperienza. Il tecnico sceglie la via della cautela, ma i numeri lo condannano.

GIUGLIANO – Se il 3-0 subito dal Giugliano è, per ammissione dello stesso Antonio Buscè, “il punto più basso della stagione”, le dichiarazioni del tecnico nel post-partita rappresentano probabilmente il punto più alto del suo equilibrismo diplomatico. Un atteggiamento di estrema cautela che, se da un lato prova a proteggere lo spogliatoio, dall’altro finisce per coprire le evidenti colpe di una presidenza che ha consegnato all’allenatore una rosa indebolita e inesperta.

La maschera della “fiducia” su un mercato al risparmio

Interrogato sul valore dei nuovi arrivi, Buscè ha scelto ancora una volta la via del “non detto”. Ha ammesso che i nuovi “non hanno tanta esperienza”, ma si è affrettato a dichiararsi “fiducioso”. La realtà, però, racconta un’altra storia: il presidente ha sostituito pedine importanti con giovani scommesse provenienti da “altri contesti”, lasciando il tecnico scoperto proprio nel momento cruciale del campionato.

Buscè, anziché pretendere rinforzi di categoria o lamentare la perdita di equilibrio tattico, preferisce parlare di “integrazione veloce” e “fare quadra”. Un modo elegante per non dire che la coperta è corta e che la qualità media del gruppo è calata drasticamente.

Il tabù del Presidente: perché Buscè non reagisce?

L’atteggiamento del mister appare quasi rassegnato. Invece di chiedere spiegazioni su come si possa affrontare una volata salvezza/play-off con una squadra che “non riesce nemmeno a portare a casa uno 0-0 nelle giornate storte”, Buscè sposta l’attenzione sui ragazzi, definendoli “incomiabili” per quanto fatto finora.

È un paradosso: il tecnico si assume la colpa (il famoso “mea culpa”) per errori individuali e mancanza di lucidità, ma evita accuratamente di sottolineare che quegli errori sono figli di una rosa che manca di leader e di “mestiere”. Ignorare le pecche societarie non è più un atto di lealtà, ma sembra essere diventato un alibi che trascina anche l’allenatore nel baratro dei risultati.

Una cautela che sa di condanna

Perché Buscè non dice chiaramente che con questa rosa il miracolo non è ripetibile? La sua eccessiva prudenza verbale sta diventando un boomerang. Dicendo che “bisogna rimanere lucidi nel dare i giudizi”, sembra quasi chiedere clemenza per una gestione tecnica che lui stesso non può o non vuole criticare.

Mentre il Giugliano festeggia la rinascita sulle macerie del Cosenza, resta un dubbio amaro: Buscè è davvero convinto della bontà del progetto o è semplicemente l’ultimo soldato rimasto a difendere un fortino che la società ha deciso di non rifornire? La “giornataccia” di Giugliano non si cancella con il silenzio, ma con la verità. E la verità è che il Cosenza è oggi una squadra più debole, guidata da un uomo che ha scelto di affondare con il suo presidente piuttosto che gridare che il re è nudo.

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