HomeCosenza CalcioCome sempre, "quelli sopra il cozzo" guardano dall'alto in basso

Come sempre, “quelli sopra il cozzo” guardano dall’alto in basso

Mentre Cosenza è ancora alle prese con Guarascio e la Serie C, il Catanzaro rischia di portare la Calabria in Serie A. Il derby lo stanno vincendo loro da anni.

C’è una città in Calabria arroccata su un promontorio di roccia, sospesa tra le valli dei fiumi Amato e Corace, a trecento metri sul mare. La chiamano “la città sopra il cozzo”. Stasera, da lassù, la vista è ancora più bella del solito.

Il Catanzaro perde 2-0 a Palermo ma vola in finale playoff. Mai una sconfitta così bella, mai una gioia così grande. Il premio è strameritato. Sarà Monza-Catanzaro la finale playoff di Serie B per andare in Serie A.

E il Cosenza? Il Cosenza è in Serie C. Terzo piano. Senza ascensore.

Il derby di Calabria: una rivalità tribale sterile che non serve a nessuno

Il derby Cosenza-Catanzaro nasce ufficialmente nel 1931, ma la rivalità vera esplode negli anni ’80. Nel 1983 una parte del pubblico cosentino festeggiò la retrocessione del Catanzaro dalla Serie A, accendendo un fuoco destinato a durare. Il 18 novembre 1984 cinquemila tifosi cosentini, invitati dal sindaco per una “sana giornata di sport”, vennero accolti a Catanzaro con sassaiole e violenze: quel giorno segnò per sempre le due tifoserie. La rivalità si ripete nei decenni, alternando incidenti e tensioni. Nel marzo 2024, durante gli scontri post-derby a Rende, il direttore del McDonald’s di Quattromiglia barricò i clienti per proteggerli dagli ultras del Catanzaro. Il Comune lo ringraziò pubblicamente. Ma lo scopo dell’articolo è parlare di calcio, di gestione societaria, di dati di fatto sportivi, non della rivalità tribale delle tifoserie.

Il conto è chiaro

Quarantatré anni dopo, quel fuoco brucia ancora. Solo che brucia in una direzione sola.

Storicamente il Catanzaro ha vissuto stagioni intere in Serie A quando il Cosenza ancora sognava la cadetteria. Oggi i giallorossi sono a un passo dalla massima serie. I rossoblù, dopo 7 stagioni consecutive in Serie B, sono tornati in Serie C. La stagione è cominciata in un clima di forte contestazione contro il presidente Guarascio, con i gruppi organizzati delle due curve che hanno deciso di non mettere piede sugli spalti del Marulla per protestare contro la proprietà.

Guarascio ha dichiarato che ci sono trattative in corso per cedere la società. Lo diciamo da anni. Nel frattempo il Catanzaro gioca la finale per la Serie A.

La finale

Andata il 24 maggio al Ceravolo, ritorno il 29 maggio all’U-Power Stadium di Monza. Tutto in diretta su DAZN. Il regolamento prevede che in caso di parità di gol ottenga la Serie A la squadra meglio piazzata in campionato — il Monza. Niente supplementari, niente rigori: 180 minuti per decidere tutto.

Una cosa sola da dire, da tifoso cosentino che ha imparato a guardare i numeri

Esiste un fenomeno ben documentato nella sociologia del calcio: le tifoserie delle squadre storicamente più deboli tendono a costruire narrative identitarie compensative. Si celebra l’appartenenza, la passione, la storia — spesso in assenza di risultati concreti. È un meccanismo umano, comprensibile. Ma quando diventa ideologia, diventa un problema.

Il tifo cosentino ne è un esempio quasi perfetto.

Dal 1983 — quando una parte della curva rossoblù festeggiò la retrocessione del Catanzaro dalla Serie A — si è consolidata una identità fondata non sui propri successi ma sull’avversione al rivale. “Noi siamo la vera Calabria del calcio.” “Cosenza è superiore.” Un racconto che si autoalimenta, indipendentemente da ciò che accade in campo.

I dati però sono ostinati. Il Catanzaro ha militato in Serie A. Ha costruito negli anni una struttura societaria che oggi lo porta a giocarsi la promozione nella massima serie contro il Monza. Il Cosenza, dopo sette anni in Serie B, è retrocesso in Serie C nell’estate del 2025 tra contestazioni, curve deserte e un presidente che da mesi parla di cessione senza che nulla si concluda.

Non è una questione di campanilismo. È una questione di scelte, di governance, di progetto sportivo.

La rivalità tra Cosenza e Catanzaro è reale, radicata, legittima. Ma usarla come scudo per non fare i conti con la propria mediocrità gestionale è esattamente il provincialismo che tiene il calcio calabrese — tutto, non solo quello cosentino — lontano dai tavoli che contano.

Stasera il Catanzaro gioca la finale per la Serie A. Il Cosenza guarda.

Da tifoso rossoblù, la cosa più onesta che posso dire è questa: basta con le favole consolatorie. Il calcio si costruisce con i fatti. E i fatti, in questo momento, parlano giallorosso.

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2 COMMENTS

  1. non raccontate cazzate… informatevi prima di scrivere, la partita contro il Cagliari non c’entra nulla. I primi scontri, soprattutto per motivazioni politiche, si ebbero al concerto dei Sound al Militare di Catanzaro… ma la vera scintilla fu la partita del 1984 a Catanzaro, quando il sindaco e il presidente Rotella del Centro Coordinamento Club invitarono le famiglia cosentine per una sana giornata di sport. Ci furono agguati ai pullman e alle auto all’ingresso di Catanzaro con lanci di pietre dai cavalcavia di viale De Filippis e dopo la gara vennero vandalizzate tutte le auto ed i pullman. Questa è la verità… gli incivili FLINSTONS vivono sul cozzo.

    • Grazie abbiamo integrato l’articolo con la vicenda incresciosa del 1984 che giustamente hai ricordato, sebbene il tema e lo scopo dell’articolo non è ripercorrere la storia della rivalità tra Cosenza e Catanzaro.

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