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Coppitelli in bilico, ma non per i risultati: a pesare sono le sue parole

Per ora restano sia il tecnico sia Lucioni, ma le parole dell’allenatore non sarebbero piaciute. Sullo sfondo i nomi di Musa e Di Carlo. Lunedì a Picerno alle 20.30.

Il Cosenza è penultimo, non ha ancora vinto, ha la peggior difesa del girone. Eppure, secondo quanto riferito da TifoCosenza e ripreso da Tuttomercatoweb, ciò che in questi giorni avrebbe infastidito la dirigenza non sono i due punti in otto giornate: sono le dichiarazioni dell’allenatore.

Al momento né Federico Coppitelli né il direttore sportivo Fabio Lucioni dovrebbero lasciare i rispettivi incarichi. Ma la situazione viene descritta come delicata, e sullo sfondo sarebbero già circolate due ipotesi per la panchina: i nomi che si fanno sono quelli di Musa e Di Carlo.

Cosa ha detto Coppitelli

Vale la pena rileggerle, quelle dichiarazioni, perché non contengono un solo attacco personale.

Il 14 settembre: ci sono due slot liberi in lista, il mercato degli svincolati è ancora aperto, se si presenta l’occasione siamo pronti a coglierla.

Dopo Catania: la situazione è molto più difficile di quanto pensassi. E, sull’obiettivo salvezza indicato dal direttore sportivo: centrare quell’obiettivo, ad oggi, è un miracolo.

Alla vigilia di Bari: la squadra ha bisogno di essere completata, ma più di questo non posso fare, perché non spetta a me.

Sono frasi scomode, ma sono anche la descrizione di una realtà che la classifica conferma riga per riga. Un allenatore che chiede pubblicamente rinforzi per un attacco da cinque gol in otto partite non sta facendo polemica: sta chiedendo gli strumenti per fare il lavoro per cui è stato assunto.

Il contesto che rende la cosa delicata

C’è un dettaglio che non va perso di vista. Nelle settimane scorse, mentre l’allenatore chiedeva, la linea della società è stata quella di non intervenire sul mercato degli svincolati, nonostante i due slot liberi.

Quindi la sequenza è questa: il tecnico segnala una carenza, la società decide di non colmarla, il tecnico lo dice pubblicamente, e il fastidio nasce dal fatto che lo abbia detto.

Esiste poi un precedente che a Cosenza tutti conoscono. Lo stesso Tuttomercatoweb, dopo la trasferta di Catania, aveva osservato che Coppitelli è considerato il vero collante tra squadra e ambiente, e che la contestazione della tifoseria verso la proprietà — fin qui tollerata — rischierebbe di aggravarsi se il tecnico dovesse dimettersi.

È una valutazione che pesa più di qualunque considerazione tecnica. In una piazza che diserta lo stadio da oltre un anno, che a Bari ha portato centosessantatré persone e che da giorni discute di boicottaggio e di comunicati legali, l’allenatore è l’ultimo elemento che gode ancora di credito generalizzato.

Oggi scade l’inibizione

Nel frattempo, da oggi, 9 ottobre, il direttore sportivo torna pienamente operativo: è l’ultimo giorno dell’inibizione decisa dal giudice sportivo dopo l’episodio nel tunnel degli spogliatoi del San Nicola, accompagnata da 500 euro di ammenda.

Lucioni può quindi tornare a muoversi a tutti gli effetti, anche sul fronte degli svincolati, che resta aperto tutto l’anno. Se la linea di non intervenire verrà confermata, sarà una scelta deliberata e non più una conseguenza di impedimenti formali.

Lunedì a Picerno

Si torna in campo lunedì 12 ottobre alle 20.30, al “Donato Curcio” di Picerno, nel posticipo serale della nona giornata. Rientra Răzvan Pascalau, che ha saltato le ultime due partite per la convocazione con la Romania Under 21, impegnata fino al 6 ottobre.

Sarà la prima partita del Cosenza in prima serata, davanti alle telecamere nazionali. E sarà, con ogni probabilità, la partita che deciderà se questa panchina regge oppure no.

Perché il paradosso resta tutto lì. Se lunedì arriva un risultato, le dichiarazioni diventano retrospettivamente uno sfogo comprensibile. Se non arriva, diventeranno la prova che qualcosa si era già rotto. In nessuno dei due casi, però, cambierà il dato di partenza: in quella rosa mancano gli elementi che l’allenatore aveva chiesto, e a decidere di non prenderli non è stato lui.

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