Due settimane fa, nella sede legale del Cosenza Calcio in via Conforti, il presidente del consiglio di amministrazione Rita Rachele Scalise ha letto un messaggio alla stampa. Auspicava l’apertura di una nuova fase, fatta anche di critiche, ma incentrata sulla verità dei fatti e sull’attendibilità delle fonti. E chiedeva aiuto, ai presenti e agli assenti, in un momento delicato per il club.
Nello stesso messaggio c’era anche la spiegazione del perché quell’incontro si tenesse lì e non allo stadio: per problematiche note, la sala stampa del San Vito-Marulla non è utilizzabile.
Le due cose, messe insieme, descrivono il problema meglio di qualunque commento. Alla stampa viene chiesta attendibilità delle fonti da una società che, sulle questioni decisive, non è una fonte.
Il caso di questi giorni
Prendiamo la vicenda più importante dell’anno: la cessione del club.
Il 16 settembre, dopo il 5-2 di Giugliano, la società ha diffuso un comunicato in cui invitava chiunque fosse interessato alle redini della squadra a farsi avanti. Nessuna cifra, nessuna condizione, nessun interlocutore indicato.
Da allora, tutto quello che i tifosi hanno saputo è arrivato da altrove. Che una cordata di imprenditori locali ha dato mandato all’avvocato Giuseppe Carratelli e al commercialista Luca Di Donna lo ha scritto la Gazzetta del Sud. Che Di Donna ha avuto un colloquio telefonico con Guarascio lo ha scritto la Gazzetta del Sud. Che intorno a Carratelli si stia ricucendo una cordata che comprende Vincenzo Rota e Alfredo Citrigno lo ha scritto il Corriere della Calabria. Il resto — la holding canadese, i tempi, l’ipotesi di un incontro con la stampa — circola sui social, in post che nessuno firma e che nessuno può verificare.
Dalla società: niente.
Ora, il paradosso è evidente. Si chiede ai giornalisti di lavorare su fonti attendibili in una vicenda in cui l’unica fonte primaria disponibile ha scelto il silenzio. In queste condizioni il cronista ha due possibilità: pubblicare quello che raccoglie, con tutti i rischi del caso, oppure non scrivere. E siccome non scrivere, su un tema che riguarda la vita di un club centenario e di una città intera, non è un’opzione, si finisce per fare informazione a colpi di ricostruzioni indirette.
Non è colpa della stampa. È una conseguenza.
Non è solo una questione di categoria
Si potrebbe archiviare la faccenda come un problema fra professionisti. Non lo è.
Il diritto di sapere non appartiene ai giornalisti: appartiene ai lettori. Quando un club non risponde, chi resta all’oscuro non è il cronista, è il tifoso che vuole capire se la sua squadra ha un futuro, il commerciante che fa da sponsor, il consigliere comunale che deve decidere su uno stadio pubblico da sette milioni di euro, il ragazzo che si chiede se vale la pena prendere l’abbonamento.
Ed è la stessa mancanza di risposta che la città sperimenta su tutti gli altri fronti. Il Comune ha scoperto la posizione del club leggendo gli atti. I tifosi contestano da oltre un anno senza aver mai ricevuto un confronto. Gli acquirenti, in estate, non hanno ottenuto un rifiuto formale: hanno ottenuto il silenzio.
La sala stampa inagibile, in questo quadro, smette di essere un dettaglio logistico e diventa il simbolo esatto della situazione. Il club non ha un luogo dove ricevere i giornalisti perché non ha uno stadio agibile, non ha uno stadio agibile perché la vicenda amministrativa si è avvitata, e la vicenda amministrativa si è avvitata anche perché tra le parti non c’è stato dialogo. La comunicazione non è il sintomo: è la malattia.
Cosa basterebbe
Tre cose, tutte a costo zero.
Una conferenza stampa della proprietà, non dell’allenatore. Sedici anni di gestione meritano che qualcuno risponda, almeno una volta, alle domande sul futuro del club.
Una risposta scritta alle domande che la stampa ha già posto: quanto costa oggi il Cosenza, se la buonuscita è ancora una condizione, se esiste un calendario per la trattativa.
E un luogo dove ricevere i cronisti. Se il Marulla non si può usare, in città esistono decine di sale.
A chi chiede attendibilità delle fonti si risponde volentieri, e si risponde in un modo solo: diventando una fonte. Le ricostruzioni indirette finiscono nell’istante esatto in cui qualcuno decide di parlare.


Speriamo che cede la società se non lo fa con il titolo del Luzzi calcio il prossimo anno possiamo fare il campionato di serie D così l
Gargamella è la sua principessa arrassusia gli rimangono tutti i debiti così si mangiano anche ecologia oggi non so fino a quando gli conviene andare avanti così