Il racconto di questi giorni si è concentrato su una sola domanda: quanto vuole Guarascio. È la domanda sbagliata, o meglio, è solo metà della domanda. Perché chi sta lavorando al progetto non sta decidendo soltanto quanto è disposto a pagare. Sta decidendo se pagare.
Sul tavolo, allo stato, le strade sono due. La prima porta alla società attuale: comprare il Cosenza Calcio, accollarsi i debiti, trattare l’uscita del proprietario. La seconda è più radicale e passa da una nuova società, che ripartirebbe dalle categorie dilettantistiche senza ereditare nulla del passato.
Non sono alternative equivalenti. E la scelta tra le due non dipende dalla passione, dipende da una serie di conti che a Cosenza nessuno ha ancora messo in fila.
Quanto costa comprare
L’esposizione della società, nelle stime circolate in estate, si colloca tra i sette e i nove milioni, con una parte rateizzata con l’Erario. A questa cifra andrebbe aggiunta la somma richiesta dal proprietario per uscire di scena, che in primavera era indicata attorno ai quattro milioni.
Chi compra, in cambio, ottiene un titolo sportivo di Serie C. Ma è qui che il conto si complica. Quel titolo vale in funzione della categoria, e la categoria oggi è appesa a una squadra penultima, ricostruita in estate con giovani e scommesse, che in sei giornate ha raccolto due punti. Se la stagione finisse con una retrocessione, l’acquirente si ritroverebbe con i debiti di un club professionistico e il titolo di un club di Serie D.
C’è poi una voce che nessuno mette a bilancio ma che pesa: lo stadio. Il Marulla non ospita una partita dal 6 maggio, le gare interne si giocano fuori provincia e spesso a porte chiuse, e il rientro non è ancora una data certa. Comprare significa comprare anche questo.
Quanto costa ricominciare
L’altra strada ha un vantaggio evidente e uno svantaggio che pochi hanno calcolato.
Il vantaggio è che costa una frazione. Una società nuova, iscritta a un campionato dilettantistico, non eredita debiti, non paga buonuscite, non tratta con nessuno. Il capitale necessario per partire è nell’ordine di poche centinaia di migliaia di euro l’anno, cioè meno di quanto oggi si discute solo per la voce di uscita del proprietario.
Lo svantaggio è il tempo. Ripartire dai dilettanti significa mettersi davanti una scala. Dalla Prima Categoria alla Serie C ci sono quattro promozioni: Promozione, Eccellenza, Serie D, e infine il salto tra i professionisti, che è il più difficile di tutti. Nel migliore dei mondi possibili, vincendo ogni singolo campionato al primo tentativo, servono quattro stagioni. Nel mondo reale, dove i playoff si perdono, dove la Serie D si inceppa e dove in Eccellenza ci si ferma anche per anni, ne servono sei, sette, otto. E la Serie D italiana è piena di società nate con grandi ambizioni che sono rimaste lì.
Il punto che nessuno ha detto
C’è però una terza voce, ed è quella che rende la seconda strada molto più costosa di quanto sembri.
Il nome, lo stemma, la denominazione, l’anno di fondazione, i colori registrati: tutto questo appartiene alla società esistente, non alla città. Una nuova realtà che ripartisse dai dilettanti non potrebbe chiamarsi Cosenza Calcio 1914. Dovrebbe inventarsi un nome diverso, e chiedere a una tifoseria che ha fatto della propria identità una bandiera di riconoscersi in qualcosa che non porta quel nome.
Nel frattempo, il marchio storico resterebbe nelle mani di chi si è scelto di lasciare. Con tutto quello che ne consegue: se un giorno quella società tornasse a vendere, si ritroverebbe davanti una città che ha già la sua squadra, e un compratore in meno.
È questo il calcolo vero che sta bloccando ogni decisione. Comprare significa pagare molto per qualcosa che vale sempre meno. Ricominciare significa pagare poco ma rinunciare all’unica cosa che a Cosenza non ha prezzo.
L’orologio
E poi c’è il tempo, che non è neutrale.
Le operazioni societarie necessarie per far nascere un nuovo soggetto e iscriverlo a un campionato hanno scadenze federali precise, che cadono a metà luglio. Significa che l’opzione della ripartenza dal basso, per la stagione 2027/28, va decisa entro la primavera. Non è una strada che si può tenere aperta all’infinito come piano di riserva.
E significa che il calendario, per una volta, non lo detta la proprietà. Chi vuole comprare ha davanti una finestra: se entro l’inverno non ottiene un prezzo sostenibile, deve scegliere l’altra strada in tempo utile per organizzarla.
Da qui a Natale, quindi, si decide molto più di una trattativa. Si decide con quale nome giocherà il calcio a Cosenza nei prossimi dieci anni.

