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Cosenza, il gioco delle tre carte

Cosenza, crollo a Giugliano: contraddizioni di Buscè e crisi rossoblù

Buscè: dalle rassicurazioni in conferenza stampa al naufragio collettivo è un attimo…

La contraddizione del “Turnover” e della “Rosa Completa”

Nella conferenza pre-gara, Buscè ha smentito con forza di essere un tecnico poco propenso al cambio: “Assolutamente no… il turnover è fondamentale, ora abbiamo una rosa più completa e possiamo cambiare nell’arco della partita” . La realtà di oggi: Nonostante le tre partite in sette giorni, Buscè ha confermato quasi in blocco l’undici della scorsa settimana, inserendo solo Contiliano. I nuovi arrivati (Moretti, Palmieri, Pintus), definiti “funzionali” e pronti a dare una mano, sono rimasti a guardare fino a quando il risultato non era già compromesso. La “meritocrazia” citata dal tecnico sembra essersi scontrata con un’inspiegabile paura di rischiare.

L’elogio al Giugliano: premonizione o alibi?

In un passaggio quasi surreale, Buscè ha speso parole d’elogio per il Giugliano (all’epoca ultimo), definendolo una società che “lavora bene e programma” e che meriterebbe “15-16 punti in più” per quanto prodotto. La realtà di oggi: Se da un lato il tecnico ha “azzeccato” la forza dell’avversario, dall’altro le sue parole suonano oggi come una giustificazione preventiva. Definire “tosta” e “compatta” una squadra che non vinceva da tre mesi è il segnale di un atteggiamento rinunciatario che si è riflesso in una squadra, quella rossoblù, mai realmente in partita.

Il “Manager” che non vuole fare mercato (ma lo subisce)

Il punto più critico riguarda il rapporto con la società. Interrogato sul voto al mercato, Buscè si è trincerato dietro un comodo: “Io non ho fatto mai mercato… chi mi portano io alleno” . Ha aggiunto di non voler fare il “manager all’inglese” perché “non è da lui”. L’analisi: Qui emerge il lato più accomodante del tecnico verso la proprietà. Ignorare volutamente le pecche societarie — dalla gestione tardiva dei rinnovi alle partenze dolorose (come quelle di Ricciardi e Juan, citate quasi con rassegnazione) — significa accettare passivamente un ridimensionamento tecnico. Buscè loda i “giovani senza storia” arrivati a gennaio, ma poi sul campo si affida ai soliti noti, spremendo giocatori come Caporale che, per sua stessa ammissione, “non si ferma da luglio”.

Il tecnico nel mirino

Mentre il tecnico si diceva soddisfatto di avere “due giocatori per ruolo” per alzare il livello degli allenamenti, il campo ha restituito l’immagine di una squadra scarica, priva di identità e tatticamente in balia dell’avversario. Buscè aveva chiesto di “eliminare gli errori banali” e di essere “brutti ma efficaci”, ma il suo Cosenza a Giugliano è stato solo brutto.

Il tecnico ora “trema”, e non solo per il risultato. La sua strategia comunicativa — fatta di difesa d’ufficio dell’operato societario e promesse di flessibilità tattica mai attuate — ha perso credibilità davanti a 200 tifosi attoniti nel settore ospiti. Se la “testa è bassa e si pedala”, oggi il Cosenza ha pedalato verso il baratro, con un allenatore che sembra aver smarrito la bussola proprio mentre cercava di convincere tutti di avere la situazione sotto controllo.

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