GIUGLIANO (NA) – Il Cosenza Calcio rivive l’incubo Foggia, ma questa volta la caduta è ancora più fragorosa. Allo stadio “De Cristofaro”, i rossoblù rimediano una figuraccia contro il Giugliano, fanalino di coda che non trovava la vittoria da ben tre mesi. Il 3-0 finale non ammette repliche e rappresenta la sconfitta più pesante dell’intera stagione, annullando di fatto i timidi segnali di ripresa mostrati contro la Casertana.
La cronaca di un naufragio: 3-0 senza appelli
Un Cosenza scarico e privo di mordente è capitolato sotto i colpi di un’avversaria affamata di punti salvezza. Se nel primo tempo la squadra aveva provato a restare in partita, l’errore difensivo che ha portato al vantaggio campano ha rotto l’equilibrio, aprendo la strada al dominio del Giugliano nella ripresa.
Le reti dei padroni di casa hanno evidenziato le fragilità di una difesa apparsa spesso in balia dell’intraprendenza avversaria. Il passivo finale punisce oltremodo un Cosenza apparso incapace di reagire con orgoglio al doppio svantaggio, finendo per subire anche la terza rete che ha chiuso definitivamente i giochi.

L’analisi di Buscè: “Una batosta che fa male”
Al termine del match, il tecnico dei lupi non ha cercato scuse, ammettendo la gravità della prestazione ai microfoni della stampa.
“Abbiamo commesso un errore nel primo tempo che ci ha castigato,” ha dichiarato Buscè. “La partita la stavamo anche facendo, ma in un campo difficile contro una squadra fisica che ti fa giocare male. In queste sfide, appena sbagli vieni punito e diventa difficilissimo recuperare.”
Il tecnico ha poi sottolineato la portata emotiva della sconfitta: “Questo è il punto più basso da quando abbiamo iniziato la stagione. Perdere 3-0 contro l’ultima in classifica è una bella batosta, un colpo durissimo da digerire.”
Cosenza Calcio: reazione cercasi
La sconfitta solleva pesanti interrogativi sulla tenuta mentale del gruppo. Cancellata la prestazione di orgoglio vista nel turno precedente, il Cosenza si ritrova ora a fare i conti con una crisi d’identità che preoccupa la tifoseria. La “figuraccia” contro il fanalino di coda obbliga società e staff tecnico a una riflessione profonda per evitare che la stagione scivoli verso l’anonimato.

