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Sette espulsioni in dieci giornate. Quando saltano i nervi, di solito è saltato tutto il resto

Squalifiche e inibizioni per Coppitelli, Lucioni, Polito, Spingola e Perna. Zero vittorie allo Scida, peggio solo 53 anni fa. E due ex dicono la stessa cosa.

Domenica, allo Scida, altri due componenti dello staff rossoblù hanno lasciato il campo anzitempo. Fa sette provvedimenti disciplinari in dieci giornate tra allenatori e dirigenti: Coppitelli, Lucioni, Polito, Spingola, Perna. Squalifiche, inibizioni, ammende. Uno ogni giornata e mezzo.

È un dato che si può liquidare come nervosismo. Oppure si può leggere per quello che è: il sintomo di una squadra che ha perso il controllo perché ha perso tutto il resto.

Il campo che non è un campo

Partiamo dal numero più crudo. Allo Scida il Cosenza non ha mai vinto: zero vittorie in cinque partite interne, due punti raccolti. Per trovare un avvio casalingo peggiore bisogna risalire a cinquantatré anni fa.

Non è un tabù, è un’equazione. Un fattore campo si costruisce con il campo, con il pubblico, con l’abitudine. Qui non c’è nessuna delle tre cose: si gioca a ottanta chilometri, in un impianto che appartiene a un’altra squadra, quasi sempre a porte chiuse. Chiamarlo svantaggio è riduttivo: è l’assenza stessa della condizione che rende una partita casalinga tale.

La squadra che rilancia le altre

C’è poi un secondo numero che fa ancora più impressione. Il Cosenza è diventato l’avversaria che rimette in piedi chi sta peggio.

L’Altamura non vinceva da quasi un mese, non aveva mai conquistato tre punti in trasferta, era arrivata allo Scida dopo lo 0-3 col Catania e con un allenatore all’esordio. È ripartita da qui. Prima di loro avevano fatto lo stesso Foggia e Giugliano, entrambe rilanciate dalle difficoltà rossoblù.

Tre squadre in crisi, tre vittorie contro di noi.

Due ex, la stessa diagnosi

In settimana hanno parlato due persone che quella panchina e quella scrivania le hanno occupate.

L’ex allenatore Roselli, a TuttoC, ha usato le parole più dure: frattura insanabile tra proprietà e tifosi, auguro la salvezza e poi un cambio di proprietà, la gente non vuole più il presidente e credo che anche lui sia stanco.

L’ex direttore sportivo Lupo è andato sul tecnico: mancano programmazione e competenze societarie, la frattura tra società e ambiente incide sul rendimento della squadra, e questa tifoseria non merita una stagione del genere.

Non sono tifosi arrabbiati. Sono due professionisti che conoscono il club dall’interno e che, da posizioni diverse, dicono la stessa cosa.

Il conto

Sette sconfitte in dieci giornate, il settanta per cento delle partite perse. Cinque punti su trenta disponibili. Diciannovesimo posto. Zero vittorie in casa.

E sette provvedimenti disciplinari allo staff.

Chi protesta con l’arbitro in quel modo, giornata dopo giornata, non lo fa perché ha un carattere difficile. Lo fa perché sa di avere pochissimo da spendere sul campo e cerca altrove qualcosa a cui aggrapparsi. È la reazione di chi lavora senza strumenti: due slot liberi in lista mai riempiti, un budget che nelle ricostruzioni di settembre veniva descritto come ridotto più del previsto, una rosa che l’allenatore stesso ha definito affetta da limiti strutturali.

Oggi si gioca a Torre Annunziata contro il Savoia, scontro diretto per la salvezza. In panchina, per la squalifica di Coppitelli, ancora Danilo Polito.

Servirebbe lucidità. È esattamente la cosa che a questo Cosenza manca da dieci giornate, dentro e fuori dal campo.

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