Luzzi ha poco meno di seimila abitanti. È un paese della valle del Crati, venti chilometri da Cosenza, uno di quelli che si attraversano in quattro minuti di macchina.
Dopo sei giornate, la squadra di Luzzi è prima in classifica nel campionato di Eccellenza calabrese. Ed è l’unica, fra sedici, a non aver ancora perso una partita.
Il cammino
Sedici punti: cinque vittorie e il pareggio di domenica contro il Soriano Fabrizia, 1-1 firmato da Perri. Un solo punto di vantaggio sulla Deliese, ma un primato che il DB Rossoblù Città di Luzzi tiene dalla prima giornata.
Non è una squadra arrivata da chissà dove: in Eccellenza c’è salita attraverso i play-off di Promozione, cioè dalla porta più stretta, la scorsa primavera. A settembre, nei pronostici, non la citava nessuno. Davanti c’erano il Trebisacce, seconda forza dell’ultimo torneo, la Rossanese appena promossa da dominatrice, il Morrone che aveva vinto il proprio girone, la Palmese con il suo passato in Serie D.
Oggi quelle quattro squadre sono tutte dietro.
E c’è anche il contributo individuale: Tesare, con quattro reti, guida la classifica cannonieri insieme a Sarantonelli della Deliese e a Morais Almeida della Paolana.
La provincia che funziona
Il dato non è isolato. Dopo sei giornate la provincia di Cosenza piazza quattro squadre su cinque nella metà sinistra della classifica: il Luzzi primo con 16, la Paolana quinta con 10, il Trebisacce settimo con 9, la Rossanese ottava con 8. Solo il Morrone resta più indietro, a 7.
Domenica il Trebisacce ha travolto 3-0 la Rossanese nel derby, con la doppietta di Leonori e il gol di Bubacar. La Paolana si è fermata a Delianuova contro la seconda della classe, ma resta la squadra più giovane dell’intero campionato — under dai sedici anni in su, ragazzi usciti dalle scuole calcio del territorio — con un obiettivo dichiarato che era la salvezza e una classifica che dice tutt’altro.
Il paragone che fa male
E qui conviene alzare lo sguardo.
Mentre a venti chilometri un paese di seimila abitanti guida il campionato regionale senza aver mai perso, il capoluogo di provincia — centoquattordici anni di storia, quindici stagioni di Serie B nell’ultimo decennio, uno stadio da ventunmila posti — è diciannovesimo in Serie C con cinque punti in dieci giornate, gioca le partite interne a ottanta chilometri da casa, a porte chiuse, ed è in vendita da cinque trattative naufragate.
Domenica il Cosenza ha perso 1-3 in casa con il Team Altamura, che non vinceva da otto giornate. Lo stesso giorno in cui il Luzzi muoveva la classifica contro il Soriano.
Non è una questione di categoria: sono due mondi e due bilanci che non si possono confrontare. È una questione di direzione. Una società con mezzi minimi, in un paese piccolo, sta andando dove vuole andare. Una società che ha avuto la Serie B e un bacino da trecentomila persone non sa più dove sta andando.
Cosa insegna
Il calcio dilettantistico calabrese è pieno di società che nascono e muoiono nel giro di tre stagioni, che cambiano nome, che spariscono d’estate. Durare è già un risultato. Vincere partendo dal basso, con continuità, è un’eccezione.
Il Luzzi ci sta riuscendo con una formula vecchia come il calcio: una programmazione coerente, una squadra costruita su misura per il campionato che deve fare, e nessuna promessa più grande di quello che si può mantenere.
Sedici punti in sei giornate non promuovono nessuno: il campionato è lungo trenta giornate e la Deliese è a una lunghezza. Ma intanto il nome che sta in cima alla classifica dell’Eccellenza calabrese è quello di un paese della provincia di Cosenza.
Da queste parti, di questi tempi, non è poco.

