Luca Aloisi allenava la Rossanese dalla stagione 2017-2018. Nove anni. Nel calcio dilettantistico calabrese, dove le società cambiano nome, proprietà e categoria nel giro di due estati, nove anni sulla stessa panchina non sono una carriera: sono un’anomalia statistica.
Sono finiti domenica, dopo il 3-0 incassato a Trebisacce.
Le dimissioni sono arrivate con parole che vale la pena riportare: colpe e responsabilità al cento per cento, un passo indietro per amore della società. Nessuna polemica, nessun riferimento alla rosa, nessun alibi. Tra i possibili successori circola il nome di Alberto Aita.
Sei giornate, quattro panchine saltate
Il caso Rossanese non è isolato. In Eccellenza calabrese, dopo appena sei turni su trenta, si contano già quattro cambi in panchina: tra dimissioni, ritorni e volti nuovi, la rivoluzione tecnica è cominciata prima ancora che il campionato entrasse nel vivo.
Un turno più in basso, in Promozione, la Silana ha esonerato Orlando dopo tre punti in sei giornate — lo stesso tecnico che l’aveva portata alla promozione — affidando la squadra a Filippo Trapasso, con un passato a Vigor Lamezia e Sersale.
Fanno cinque allenatori cambiati in sei settimane, tra i due campionati regionali principali.
Il conto che nessuno fa
C’è un’aritmetica semplice che in questi casi viene sempre ignorata. L’Eccellenza calabrese dura trenta giornate: a sei turni dal via è stato giocato il venti per cento del campionato. La Rossanese, quando Aloisi ha lasciato, era ottava con 8 punti, a tre lunghezze dalla zona playoff e a tre dalla coda della classifica.
Non era una situazione compromessa. Era una classifica di metà gruppo in un torneo lungo sette mesi.
Il segnale che la domenica precedente aveva già fatto tremare la panchina era stato un 2-2 interno con il Brancaleone, cioè con l’ultima della classe. Poi il 3-0 di Trebisacce ha chiuso la questione.
L’eccezione che conferma
Per capire quanto sia diventata rara la pazienza, basta guardare in cima alla classifica.
Il DB Rossoblù Città di Luzzi guida il campionato con 16 punti ed è l’unica squadra ancora imbattuta. Quando era a punteggio pieno dopo cinque giornate, il tecnico Magarò ha detto una cosa che oggi suona quasi stonata: piedi per terra, non abbiamo l’obiettivo di vincere, siamo un gruppo giovane, il nostro vero obiettivo è migliorare giorno dopo giorno.
È la stessa filosofia di una società che ha costruito un percorso: dai play-off di Promozione alla vetta dell’Eccellenza, senza strappi e senza annunci. In un ambiente dove si cambia allenatore dopo sei giornate, è quasi una dichiarazione controcorrente.
Cosa resta
Nel dilettantismo l’allenatore è l’unica variabile che una società può modificare in fretta e a costo contenuto. Non puoi rifare la rosa a ottobre, non puoi aumentare il budget a stagione in corso, non puoi cambiare il campo. Puoi cambiare il tecnico. E così si fa, anche quando il problema sta altrove.
Nel caso della Rossanese, però, c’è qualcosa in più di una statistica. Nove stagioni consecutive significano aver attraversato categorie diverse, pandemia, cambi di assetto, generazioni di giocatori. Significa che per una parte dei tifosi quella panchina e quel nome erano la stessa cosa.
Si chiude così, dopo sei giornate, con un passo indietro che l’interessato ha definito fatto per amore della società.
Il campionato, intanto, ne ha ancora ventiquattro davanti.

