La crisi più lunga della storia recente del Cosenza Calcio arriva al punto di svolta. E lo fa nel modo più clamoroso: con la prospettiva, fino a ieri impensabile, di una squadra costretta a giocare le proprie gare casalinghe lontano dalla città, addirittura in un’altra regione. Da una parte un atto formale del Comune che chiude i cancelli del “San Vito-Gigi Marulla”; dall’altra una società che, messa alle strette, bussa alla porta di Messina. In mezzo, una piazza che da mesi chiede a gran voce un cambio di rotta.
Il provvedimento: convenzione sospesa
Il Comune di Cosenza, con una delibera dirigenziale del Settore 11 “Gestione Impianti/Strutture Sportive”, ha disposto la sospensione della convenzione (Scrittura privata n. 534 del 10/08/2023) con il club di Eugenio Guarascio. Lo stop, come confermano gli atti ufficiali, scatterà dal 17 agosto 2026 e resterà valido fino al 31 dicembre 2027: un anno e mezzo di impianto inagibile, legato al progetto di riqualificazione da circa 7 milioni di euro.
Alla base del provvedimento c’è la relazione tecnica (nota prot. n. 71495 dell’8 giugno 2026) firmata dal dirigente del Settore 7 Lavori Pubblici, ingegner Salvatore Modesto, che certifica l’incompatibilità assoluta tra le quattro macrofasi del cantiere e lo svolgimento di eventi sportivi. Le motivazioni elencate sono tecniche e stringenti: l’impossibilità di garantire vie di esodo e percorsi di sicurezza conformi ai D.M. 18/3/1996 e 6/6/2005; il rischio derivante dalla compresenza di mezzi d’opera pesanti e di grandi flussi pedonali; l’impossibilità di mantenere la configurazione settoriale approvata dalla CPV; l’interferenza con presidi antincendio, locali di primo soccorso e percorsi per i mezzi di emergenza; e il pericolo per gli spettatori legato a polveri, vibrazioni, rumore e potenziale caduta di materiali dalle aree di lavorazione adiacenti alle gradinate.
Non solo. L’amministrazione si è riservata di trasformare la sospensione in revoca o recesso definitivo della convenzione per motivi di pubblico interesse, avviando formalmente il procedimento ai sensi dell’art. 19 della convenzione e della legge 241/1990. Un dettaglio tutt’altro che secondario, che lascia aperto uno scenario di rottura definitiva tra Comune e club.
La soluzione d’emergenza: il “Franco Scoglio” di Messina
Con la scadenza federale del 16 giugno per perfezionare l’iscrizione al prossimo campionato di Serie C, la presidenza rossoblù ha dovuto muoversi in fretta per indicare un impianto omologato. Da qui la mossa che ha del paradossale: secondo quanto riportato da Messina Sportiva, la società avrebbe chiesto ufficialmente al Comune di Messina la disponibilità dello stadio “Franco Scoglio” come campo alternativo da inserire nei documenti d’iscrizione. Per concretizzare l’ipotesi serviranno il via libera di Palazzo Zanca e della Prefettura. Tradotto: il Cosenza rischia di disputare le partite “in casa” a oltre 250 chilometri di distanza, sull’altra sponda dello Stretto.
Istituzioni e tifoseria, fronte comune su una crisi incancrenita
È qui che la vicenda assume i contorni di un’azione corale. Il provvedimento non nasce dal nulla: è l’esito di un’istruttoria avviata dopo la risoluzione approvata dal Consiglio comunale lo scorso 14 aprile, in un contesto segnato dalle forti contestazioni della tifoseria nei confronti della proprietà. E proprio la sera del 10 giugno si è svolta in Prefettura a Cosenza la riunione per discutere dei lavori al Marulla e della concessione o meno del nulla osta. Comune, uffici tecnici, Consiglio comunale e Prefettura: l’intera macchina istituzionale si è mossa attorno allo stesso dossier.
Sul fronte opposto, ma convergente negli effetti, c’è la piazza. La chiusura dell’impianto era, di fatto, una soluzione auspicata dalla maggioranza della tifoseria, da mesi mobilitata contro la gestione Guarascio con cortei e proteste. La logica è chiara: usare lo strumento amministrativo come leva per forzare un cambio di proprietà o, comunque, per spezzare uno stallo che si trascina da troppo tempo.
Resta, sullo sfondo, una contraddizione tutta cosentina. Mentre una parte del tifo organizzato — come ribadito di recente dall’Alkool Group Loreto 1985 — chiede a gran voce che la squadra resti a giocare al Marulla e non accetta l’idea di un esilio, il combinato disposto tra cantiere e crisi societaria sta spingendo i rossoblù esattamente nella direzione opposta. Il rischio concreto è che, nel tentativo di curare una situazione ormai incancrenita, la cura passi per il sacrificio più doloroso: una stagione lontano da casa.

