Il caso della piscina comunale di Cosenza si trasforma in uno scontro di versioni. Dopo l’annuncio della rinuncia alla Serie A1 femminile da parte della società di pallanuoto, motivata con l’indisponibilità della vasca olimpionica scoperta, arriva la controffensiva del gestore dell’impianto natatorio, Carmine Manna, che parla apertamente di “finto caso” e respinge ogni addebito «dati e documenti alla mano».
La replica del gestore
Manna definisce false le accuse di carenza di infrastrutture e di ostruzionismo. Nel merito, il gestore afferma che la piscina ha sempre garantito gratuitamente alla squadra di A1 gli spazi quotidiani per allenamenti e gare, e che per regolamento la vasca scoperta non sarebbe necessaria, potendosi giocare e allenarsi al coperto «come questa città ha fatto con successo per tantissimi anni». Le richieste che dice di non poter accettare sono quelle, a suo avviso fuori dalla realtà, di occupare la struttura per oltre otto ore al giorno, sette giorni su sette, a partire dalle sei del mattino, di fatto precludendone l’accesso agli altri cittadini.
La questione dei costi
Centrale, nella ricostruzione del gestore, è l’aspetto economico. Riscaldare la piscina scoperta significherebbe portare in temperatura oltre 3.000 metri cubi d’acqua, con consumi che Manna quantifica in circa 20.000 euro al mese di gas e 11.000 di energia elettrica, a fronte di una proposta della FIN che indica in 42.000 euro l’anno. Costi, insomma, che a suo dire supererebbero di gran lunga gli incassi. Il gestore rivendica inoltre un accordo raggiunto in Comune, alla presenza del sindaco Franz Caruso, con il pagamento di una somma quasi simbolica, accordo che sostiene non essere stato pienamente rispettato. Quanto al Meeting di nuoto “Città di Cosenza”, nega responsabilità della struttura e collega il calo delle adesioni alla gestione sportiva degli ultimi anni. Manna conclude rivendicando la disponibilità a ospitare il comitato regionale della federazione e l’intenzione di tutelare in ogni sede competente l’efficienza dell’impianto e la propria onorabilità.
L’altra campana: la rinuncia alla Serie A1
Sull’altro versante, la società aveva spiegato in conferenza stampa le ragioni di una decisione definita dolorosa e irrevocabile. Viene lamentato che la piscina olimpionica scoperta resti chiusa e inutilizzata per nove mesi l’anno, con le attività all’esterno che quest’anno partiranno solo dal 15 giugno, circostanza collegata anche alla mancata organizzazione del tradizionale Meeting di nuoto, con una perdita per l’indotto stimata dai promotori in circa 100.000 euro. La rinuncia pesa ancora di più alla luce della stagione appena conclusa: la squadra ha vinto la Conference Cup, prima italiana a riuscirci, chiudendo quinta in Serie A1 con l’accesso ai playoff, e la mancata iscrizione comporta anche l’esclusione dalla Coppa LEN. Il presidente regionale della FIN, intervenuto a sostegno della società, ha parlato di una sconfitta per tutto lo sport calabrese.
Dal canto suo il Comune di Cosenza, proprietario degli impianti, ha definito i vertici della società interlocutori importanti, precisando però che la gestione dell’impianto non rientra tra le competenze comunali e confermando l’impegno a favorire il dialogo tra le parti.
In mezzo a versioni difficilmente conciliabili, resta una sola certezza: una delle realtà più vincenti dello sport cittadino, fresca di trofeo europeo, non sarà al via del massimo campionato.

