Lo storico gruppo della Sud torna a farsi sentire a pochi giorni dalla scadenza sul nulla osta: «Seguiremo solo il nostro Cosenza, da quasi 43 anni. E vogliamo che giochi al Marulla»
In una fase delicatissima per il futuro del Cosenza Calcio, torna a farsi sentire una delle anime storiche del tifo rossoblù. L’Alkool Group Loreto 1985 ha diffuso un comunicato netto, dai toni decisi, per mettere in chiaro la propria posizione su due fronti: la fedeltà alla squadra e la battaglia per lo stadio.
Il gruppo parte da una premessa: smentire ogni diceria su decisioni comunicate in ritardo o in maniera poco chiara. Già prima della disputa dei play off, ricordano, avevano scritto a chiare lettere che sarebbero rientrati nella loro Curva Sud per sostenere il Cosenza, come fanno – sottolineano – ininterrottamente dal 1985. Una scelta confermata anche per il prossimo campionato, e ribadita dopo aver contattato gli amministratori comunali in merito alla concessione dello stadio, ricevendo rassicurazioni.
Il no alla «seconda squadra»
Il cuore del comunicato è il rifiuto di quelli che il gruppo definisce «i fantasmi del passato»: presunte seconde squadre, titoli dilettantistici, ripartenze dal basso. Un riferimento esplicito all’ipotesi, di cui in città si discute sempre più insistentemente, di una rifondazione o di un club alternativo che riparta dalle categorie inferiori. La memoria corre alle esperienze già vissute dalla piazza e all’episodio della gara con il Casarano, ricordato come uno dei punti più bassi della storia sportiva cittadina.
Pur dichiarando di vivere in democrazia e di rispettare la libertà di chi la pensa diversamente – chi contesta la società, chi è sceso in piazza, chi vorrebbe una nuova squadra – l’Alkool Group fissa un punto invalicabile: non è disposto a seguire nessun’altra squadra che non sia il Cosenza. Quel Cosenza con cui, scrivono, sono ripartiti dai campetti di periferia fino ad arrivare in Serie A. E non accettano di restare senza la squadra che seguono da quasi 43 anni, a prescindere da chi sia la proprietà o il presidente.
L’appello al sindaco Caruso
La parte più politica è l’appello diretto all’amministrazione comunale e al sindaco Franz Caruso. Il gruppo chiede che il Cosenza giochi al Marulla e respinge in anticipo qualsiasi giustificazione legata ai lavori di rifacimento dell’impianto. Il comunicato cita i casi di Firenze, Ascoli e Udine, città che hanno continuato a giocare nei propri stadi nonostante i cantieri di ammodernamento: «Non sapevamo che ciò fosse impossibile soltanto a Cosenza», l’affondo. Da qui l’invito al primo cittadino a non calpestare quasi mezzo secolo di storia lasciando la tifoseria senza squadra, con la promessa di alzare ulteriormente la voce, nelle piazze e nelle strade. La chiusura è affidata allo slogan: «Giù le mani dal Marulla, giù le mani dal Cosenza Calcio».
Il contesto
Il comunicato arriva in un momento cruciale. Entro il 16 giugno il Comune dovrà esprimersi sul rilascio del nulla osta per l’utilizzo del Marulla nella stagione 2026/2027. Lo scorso aprile il Consiglio comunale aveva approvato una risoluzione che impegna sindaco e giunta a non concedere il nulla osta qualora non vi siano evoluzioni societarie significative o permanga il clima di conflitto. Sul fronte societario la trattativa di cessione resta in stallo, mentre cresce in città il fermento attorno all’ipotesi di un’alternativa. Un quadro reso ancora più rovente dalla recente manifestazione di protesta che, secondo le cronache, ha portato in piazza circa 3.000 persone, ben più delle presenze medie al Marulla nell’ultima stagione, con la partecipazione anche della classe politica cittadina

