La sconfitta mette a tacere anche chi, nelle ultime settimane, aveva lanciato appelli per rientrare allo stadio e sostenere la squadra “nonostante tutto”. Quella voce moderata aveva aperto crepe reali nella tifoseria: il Cosenza ai playoff era un argomento scomodo per chi protestava. Un Cosenza vincente e in corsa per la B avrebbe messo l’ala più oltranzista in una posizione difficilissima. Il 5-1 del Casarano chiude il dibattito prima che si incancrenisse. Paradossalmente, è la sconfitta più umiliante della stagione a ricucire il fronte della contestazione.
Cinque gol incassati in casa, davanti a duemila spettatori e a una curva vuota, da una squadra di provincia pugliese che in Serie C ci sguazza. Il Cosenza esce dai playoff al secondo turno con un 5-1 che non lascia spazio a interpretazioni: non c’è stata partita, non c’è stata reazione, non c’è stata nemmeno la dignità di provarci.
Una serata tremenda per la squadra di Buscè, irriconoscibile e piegata in maniera netta. I rossoblù erano andati in vantaggio al 4′ con Mazzocchi, ma sono stati raggiunti già nel primo tempo e poi travolti nella ripresa dai centri di Leonetti, Versienti, Grandolfo e Cerbone, prima del sigillo finale di Chiricò in pieno recupero.
Stagione archiviata. Un altro anno di Serie C.
Il cortocircuito che non si è consumato
Ma c’è una storia dentro la storia, che vale la pena raccontare.
Da oltre un anno la tifoseria organizzata del Cosenza tiene lo stadio San Vito-Marulla deserto per protesta contro il presidente Eugenio Guarascio. Una contestazione dura, motivata, radicata in un rapporto logorato tra il patron e una città che si sente ignorata e non rispettata. Il boicottaggio ha retto anche mercoledì sera: tutti i settori erano aperti come da regolamento, ma la tifoseria organizzata non ha risposto all’invito. Qualche sparuta presenza in curva Nord, tribuna B un po’ più popolata, mentre fuori dal San Vito Marulla continuava la protesta dei gruppi organizzati.
Eppure, nelle settimane prima della gara, qualcosa stava scricchiolando. La squadra era ai playoff, si parlava di Serie B, e una parte del tifo — quella più sensibile alla logica dei risultati — aveva cominciato a vacillare. Alcune frange si erano sfilate dalla protesta. Qualcuno era rientrato in tribuna. Il rischio era concreto: se il Cosenza avesse vinto e avanzato, la contestazione avrebbe rischiato di frammentarsi davanti all’ebbrezza di una corsa alla promozione. Un cortocircuito emotivo micidiale — come si fa a tenere fuori lo stadio quando la squadra si gioca la Serie B?
Il 5-1 ha risolto la questione nel modo più brutale possibile.
La sconfitta come collante
Con Guarascio o senza Guarascio? È questa la domanda che ora aleggia attorno al futuro del club. La piazza, ormai, ha scelto da tempo da che parte stare. Anche nella notte dell’eliminazione il gruppo Anni Ottanta ha proseguito la contestazione fuori dal “Marulla”, tra cori e fischi contro il patron rossoblù.
La disfatta ha fatto quello che raramente fa una sconfitta: ha compattato un fronte che stava mostrando le prime crepe. Chi era tornato in tribuna negli ultimi giorni si ritrova adesso a dover giustificare il ritorno davanti a una prestazione imbarazzante. Chi era rimasto fuori ha la conferma che le ragioni della protesta erano fondate. Il risultato sul campo, paradossalmente, rafforza il risultato fuori dal campo.
Il punto più basso della stagione è arrivato proprio nell’ultima partita dell’anno. Una squadra svuotata mentalmente, che una volta incassato il colpo si è spenta, senza energie nervose sufficienti per ribaltare l’inerzia del match.
E adesso?
Un altro torneo così, con lo stadio deserto, mortifica la città. È la sintesi più onesta di questa stagione — un anno di Serie C dopo anni in B, retrocessi e poi incapaci di risalire nemmeno con i playoff in casa.
Il futuro del club dipenderà da quello che accadrà nelle prossime settimane: Guarascio rimarrà? Ci sono acquirenti seri? Si apre una trattativa o si va avanti così?
Le domande restano aperte. Ma una cosa è certa: il 5-1 del Casarano ha messo fine alla stagione sportiva e, involontariamente, ha dato nuova linfa alla contestazione. La piazza ha perso sul campo. Ma fuori dal Marulla, almeno per stanotte, ha vinto.

