COSENZA – Una disfatta epocale, un silenzio assordante e un futuro sportivo che torna a farsi nerissimo. Il Cosenza Calcio esce dai play-off nel modo più doloroso possibile, subendo una sconfitta casalinga che definire “pesante” sarebbe un eufemismo. Il 5-1 inflitto dal Casarano tra le mura del “San Vito-Marulla” non è solo un verdetto del campo, ma il certificato di un fallimento tecnico e societario che ha scatenato un terremoto politico.
Cosenza Calcio: cronaca di un’umiliazione
Non è stata una serata storta, ma una vera e propria resa senza condizioni. Il Casarano ha dominato in lungo e in largo, passeggiando sulle macerie di una squadra, quella rossoblù, apparsa priva di anima e carattere già molto prima del triplice fischio. L’immagine simbolo della serata è lo svuotamento graduale delle tribune: dei circa 2.700 spettatori presenti, la stragrande maggioranza ha abbandonato l’impianto dopo il quarto gol ospite. Nessun coro di contestazione, solo un silenzio irreale e mestizia, segno di una ferita troppo profonda anche per la rabbia. Una sconfitta che condanna il Cosenza al ritorno in Serie C.
L’affondo di Giuseppe Mazzuca: “Guarascio deve andarsene”
Il clima si è infiammato definitivamente fuori dal campo con le dichiarazioni durissime del presidente del Consiglio Comunale, Giuseppe Mazzuca. Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni: “Basta! Il 5-1 subito in casa è l’ennesima umiliazione struggente, una ferita per tutta la tifoseria. Questa sconfitta certifica il fallimento totale di una gestione che non ha più né dignità, né credibilità. Guarascio deve fare un passo indietro subito.”
L’ultimatum sullo stadio: stop al nullaosta
Mazzuca ha poi lanciato una minaccia senza precedenti che mette alle strette la proprietà del club. Il Comune di Cosenza è pronto a passare dalle parole ai fatti, colpendo la società sulla gestione dell’impianto sportivo. “Per rispetto della città, Guarascio deve andarsene”, ha incalzato Mazzuca. “Da settembre il Comune non sarà più disposto a concedere il nullaosta per l’utilizzo del San Vito-Marulla alla società da lui guidata. È il momento di chiudere definitivamente questo ignobile capitolo.”

