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Stadio Marulla: il Cosenza Calcio ricorre al TAR contro il Comune e chiede 1 milione di euro

Il club rossoblù impugna il diniego della licenza d'uso e la sospensione della convenzione. Nel ricorso anche una richiesta di risarcimento da oltre un milione di euro

COSENZA – Il caso dello stadio Gigi Marulla approda davanti al Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria. Il Cosenza Calcio ha presentato un articolato ricorso contro il Comune di Cosenza contestando i provvedimenti che hanno portato alla sospensione della concessione dell’impianto e al conseguente diniego della licenza d’uso necessaria per ospitare manifestazioni sportive aperte al pubblico.

L’obiettivo della società rossoblù è ottenere l’annullamento degli atti amministrativi, oltre alla sospensione cautelare della loro efficacia, così da poter continuare a utilizzare lo stadio cittadino in attesa della decisione definitiva dei giudici amministrativi.

Il ricorso del Cosenza: nel mirino sospensione della convenzione e licenza d’uso

L’azione legale, sottoscritta dal collegio difensivo composto dagli avvocati Bernardo Giorgio Mattarella, Francesco Antonio Caputo, Flavio Iacovone, Christian D’Orazi e Stefano Castellana Soldano, non riguarda esclusivamente il rigetto della licenza prevista dall’articolo 68 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza.

La società impugna anche gli atti che hanno preceduto quel provvedimento, a partire dalla nota con cui il dirigente comunale ha disposto la sospensione integrale della convenzione per l’utilizzo dello stadio e dell’attività sportiva dal 17 agosto 2026 fino al 31 dicembre 2027, periodo coincidente con l’esecuzione dei lavori di riqualificazione dell’impianto. Secondo il club, quella definita come una semplice sospensione rappresenterebbe in realtà una revoca sostanziale della concessione firmata nell’agosto 2023 e valida per cinque anni.

“Una revoca mascherata”: la posizione della società rossoblù

Nel ricorso il Cosenza sostiene che la decisione dell’amministrazione comunale svuoti completamente di significato la convenzione, impedendo di fatto alla società di utilizzare il Marulla per due stagioni sportive. Per questo motivo il club ritiene il provvedimento sproporzionato e lesivo non soltanto dei propri interessi economici e organizzativi, ma anche di quelli della tifoseria, della città e dello stesso Comune.

Contestata anche la competenza del dirigente comunale

Uno degli aspetti centrali della controversia riguarda la legittimità dell’iter amministrativo seguito da Palazzo dei Bruzi. La società evidenzia che la concessione dello stadio era stata approvata dal Consiglio comunale attraverso una specifica delibera nel 2023. Di conseguenza, anche un eventuale provvedimento di sospensione o revoca avrebbe dovuto seguire lo stesso percorso istituzionale, passando nuovamente dall’assemblea consiliare e non essere adottato esclusivamente con un atto dirigenziale.

Secondo questa ricostruzione, anche il successivo diniego della licenza d’uso sarebbe viziato, essendo fondato proprio sulla sospensione della convenzione.

Lavori al Marulla, il Cosenza Calcio contesta la chiusura totale dello stadio

Un altro punto fondamentale del ricorso riguarda gli interventi di riqualificazione previsti sull’impianto. Il Comune ha motivato la sospensione sostenendo che il cantiere sarebbe incompatibile con lo svolgimento delle gare e delle altre attività sportive. Una tesi che il Cosenza respinge, ricordando come la gara d’appalto fosse stata progettata proprio per limitare al massimo le interferenze tra lavori e utilizzo dello stadio.

La società richiama infatti il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE), che prevedeva interventi concentrati prevalentemente sulle nuove curve, lasciando utilizzabile il resto dell’impianto. Inoltre, nei documenti di gara erano stati attribuiti punteggi premianti alle soluzioni organizzative capaci di garantire la continuità dell’attività sportiva durante l’esecuzione dei lavori.

Per il club, il Comune avrebbe dovuto pretendere dall’impresa aggiudicataria un progetto coerente con quelle previsioni, anziché arrivare alla completa sospensione dell’utilizzo dello stadio.

Dubbi sul progetto esecutivo e sul parere della Commissione di Vigilanza

Nel ricorso vengono sollevate ulteriori contestazioni di natura tecnica. Secondo il Cosenza, il progetto esecutivo richiamato dall’amministrazione non sarebbe ancora stato sottoposto alle necessarie verifiche e validazioni e, pertanto, non potrebbe rappresentare il presupposto per una decisione così incisiva. La società richiama anche quanto emerso davanti alla Commissione Provinciale di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo.

Nel verbale della riunione del 10 giugno 2026, infatti, la Commissione avrebbe dichiarato di non poter esprimere un parere poiché la richiesta trasmessa dal Comune non rientrava nelle proprie competenze. Per il club, questo elemento dimostrerebbe l’assenza di un formale accertamento di inagibilità dell’impianto. La Commissione si sarebbe limitata a ricordare la necessità di produrre entro il 31 luglio i certificati relativi all’idoneità statica dello stadio.

Oltre un milione di euro investito nello stadio

Tra gli argomenti portati all’attenzione del TAR figura anche l’attività di manutenzione straordinaria sostenuta dalla società negli ultimi anni. Il Cosenza dichiara di aver effettuato interventi urgenti per migliorare sicurezza, funzionalità e adeguamento dell’impianto, per un valore complessivo di 1.008.911 euro, al netto di IVA e spese generali. Una cifra che assume particolare rilievo anche sotto il profilo economico della controversia.

La richiesta subordinata di indennizzo

Oltre all’annullamento degli atti impugnati, la società formula una domanda subordinata. Qualora il TAR dovesse ritenere legittima la sospensione o la revoca della concessione, il Cosenza chiede infatti il riconoscimento di un indennizzo pari almeno all’importo investito per i lavori eseguiti sullo stadio, facendo riferimento sia alle clausole contenute nella convenzione sia alla normativa nazionale in materia di revoca degli atti amministrativi. Il club sostiene inoltre che, anche qualificando il provvedimento comunale come una semplice sospensione, la durata prevista fino al dicembre 2027 sarebbe comunque eccessiva e sproporzionata rispetto ai limiti normalmente previsti dall’ordinamento.

La richiesta urgente al TAR: evitare il trasferimento definitivo a Crotone

Nel ricorso trova spazio anche l’istanza cautelare. La società chiede ai giudici amministrativi di intervenire con urgenza per sospendere gli effetti dei provvedimenti impugnati, consentendo così la prosecuzione della concessione e il riesame del diniego della licenza d’uso. Secondo il Cosenza, disputare le partite casalinghe allo stadio “Ezio Scida” di Crotone rappresenta soltanto una soluzione emergenziale. La distanza dal capoluogo bruzio, superiore ai cento chilometri, rischierebbe infatti di penalizzare la partecipazione dei tifosi, con conseguenze sportive, economiche e d’immagine per l’intera società.

La discussione della richiesta cautelare potrebbe svolgersi il prossimo 29 luglio. Fino ad allora lo stadio di Crotone resta l’impianto indicato per ospitare le gare interne dei rossoblù nella prossima stagione di Serie C.

L’accusa al Comune: “Abuso di potere per indebolire la società”

Nelle conclusioni del ricorso il tono dello scontro si fa ancora più duro. I legali del Cosenza sostengono che la vicenda sarebbe il risultato di una serie di iniziative amministrative finalizzate a ostacolare l’attività del club. Nel documento depositato al TAR si parla infatti di presunte “manovre” poste in essere dal Comune con l’obiettivo di indebolire la società e comprometterne il regolare svolgimento dell’attività sportiva. Parole che trasformano la controversia sullo stadio San Vito-Gigi Marulla in uno dei contenziosi amministrativi più delicati degli ultimi anni per il calcio cosentino, con riflessi che vanno ben oltre la semplice disponibilità dell’impianto e che potrebbero incidere sui rapporti futuri tra amministrazione comunale e società sportiva.

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