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Cosenza, il primo colpo è Lucioni: l’uomo delle promozioni alla scrivania. Ma la piazza resta di ghiaccio

L'ex difensore, uomo delle promozioni con Benevento, Lecce e Frosinone, verso la direzione sportiva rossoblù alla prima esperienza. Con lui sale Coppitelli per la panchina. Ma i tifosi accolgono la notizia con freddezza: la contestazione alla proprietà non si placa.

Il Cosenza prova a muovere il primo, vero tassello della nuova stagione. Dopo settimane di immobilismo, la dirigenza rossoblù avrebbe individuato in Fabio Lucioni il nuovo direttore sportivo: un nome pesante per storia calcistica, chiamato a costruire la squadra per la prossima Serie C. Con lui, tornano a salire le quotazioni di Federico Coppitelli per la panchina, reduce dal quinto posto con la Casertana. Sulla carta, l’inizio di una nuova fase. Nella realtà, la piazza accoglie la notizia con un gelo che dice più di mille comunicati.

Chi è Lucioni, l’uomo delle promozioni
Partiamo dai fatti, perché il curriculum è di quelli importanti. Difensore centrale, classe 1987, nato a Terni, per vent’anni è stato uno di quei calciatori che nello spogliatoio pesano: leader, capitano, uomo da pressioni e da promozioni. Ha vestito, tra le altre, le maglie di Spezia, Reggina, Benevento, Lecce, Frosinone e Palermo, superando le 500 presenze tra i professionisti. Il suo nome è legato soprattutto alle grandi cavalcate: la scalata storica del Benevento fino alla Serie A, le stagioni da leader del Lecce, la promozione in A col Frosinone nel 2022/23. Non a caso si è guadagnato l’etichetta di “uomo delle promozioni”. Curiosità: sarebbe potuto arrivare a Cosenza da calciatore due estati fa, ma allora scelse il Frosinone.

La scommessa (rischiosa) di Guarascio
Qui però comincia la parte delicata. Perché per Lucioni sarebbe il primo incarico in assoluto da direttore sportivo, dopo aver appeso gli scarpini al chiodo e ottenuto l’abilitazione a Coverciano. Una scelta coraggiosa, si potrebbe dire; o, letta diversamente, l’ennesima scommessa su un esordiente da parte del duo Scalise-Guarascio, come già accaduto con Delvecchio due stagioni fa. E il compito che lo attende è tutt’altro che semplice: una squadra da costruire quasi da zero, un mercato in ritardo, la grana del ritiro (si parla del sintetico di San Giovanni in Fiore) e soprattutto le gare interne da giocare lontano da casa, allo “Scida” di Crotone, con il Marulla indisponibile.

La piazza non ci sta
Ed è proprio qui che il racconto sportivo si scontra con l’umore della città. Perché l’annuncio, invece di accendere entusiasmo, ha fatto scattare l’ennesima ondata di freddezza e sarcasmo. Sui social prevale un sentimento netto: fin quando la proprietà resta quella, nessun nome, per quanto autorevole, basta a riaccendere la passione. “Nuova era? Le parole hanno un significato”, scrive qualcuno; altri liquidano la vicenda con un tagliente “nuova è un parolone”, e non manca chi mette in guardia lo stesso Lucioni sul deserto che rischia di trovare attorno a sé. C’è persino chi, con più pacatezza, riconosce le qualità dell’uomo ma pone la vera domanda: reggerà accanto a chi comanda da anni? Il messaggio della piazza è inequivocabile: la contestazione non è verso Lucioni, ma verso una gestione da cui i tifosi si sono ormai sentiti allontanati.

Il vero banco di prova
E allora la scommessa è doppia. Da una parte quella tecnica: un direttore sportivo esordiente, per quanto con vent’anni di spogliatoio alle spalle, che dovrà dimostrare di saper costruire dietro una scrivania. Dall’altra quella ambientale, forse la più difficile: riconquistare, un centimetro alla volta, la fiducia di una tifoseria che ha smesso di crederci. Lucioni conosce il calcio, sa cosa significhi vincere e reggere la pressione. Ma la pressione che troverà a Cosenza, questa volta, non arriverà dagli avversari in campo. Arriverà da una città che, prima di applaudire, vuole vedere i fatti.

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