BOLZANO – Il disastro Bari è completo: sprofonda in Serie C e si ritroverà con molta probabilità nel girone C, lo stesso del Cosenza Calcio. Quello che i tifosi più pessimisti avevano paventato da mesi si è purtroppo trasformato in una tragica realtà sul prato dello stadio Druso di Bolzano. Nonostante la squadra biancorossa avesse ancora a disposizione l’ultima cruciale chance nei novanta minuti finali per salvare la categoria e mantenere la Serie B, l’undici guidato da Moreno Longo ha sfoderato l’ennesima prestazione stagionale indecente, arrendendosi al Sudtirol ed evidenziando tutti i limiti strutturali e caratteriali che hanno segnato questo campionato maledetto.
Per centrare l’obiettivo sarebbe servita una vittoria, anche un successo di misura strappato con i denti. Invece, in tutta la partita, il Bari ha calciato verso lo specchio della porta avversaria soltanto due volte. Con numeri simili, la retrocessione del Bari non è solo una logica conseguenza matematica, ma un verdetto meritato sul campo. L’unica nota di merito va alla splendida tifoseria barese: circa settecento instancabili sostenitori hanno assiepato il settore ospiti a Bolzano, cantando e credendoci fino all’ultimo secondo, costretti a subire l’ennesimo schiaffo da una squadra apparsa priva di anima e di valori morali.
Le colpe della società: il peccato originale della “Squadra B”
Le colpe di questo fallimento sportivo hanno radici profonde e non possono essere ridotte ai soli novanta minuti di Bolzano. Se è vero che la rosa è stata costruita malissimo dai direttori sportivi Gianluca Magalini e Valerio Di Cesare, e che ben tre allenatori nel corso della stagione non sono riusciti a dare un’identità tattica minimamente accettabile al gruppo, le responsabilità maggiori ricadono inevitabilmente sulla proprietà.
Il peccato originale della famiglia De Laurentiis risiede nel momento esatto in cui il Bari è stato pubblicamente etichettato come la “squadra B” del Napoli. Da quella dichiarazione, l’ambiente ha subito un contraccolpo psicologico letale e il club è stato indirizzato verso un terribile destino di ridimensionamento.
Insieme alla squadra retrocede l’orgoglio e la dignità di un’intera città. La piazza di Bari aveva messo a completa disposizione della proprietà tutti gli strumenti necessari per sognare il grande salto: dal costoso rifacimento dello stadio San Nicola alla massiccia adesione del tessuto imprenditoriale locale attraverso le sponsorizzazioni. Invece, dopo aver accarezzato la Serie A — persa sul filo di lana nella drammatica finale playoff contro il Cagliari di un anno fa —, è iniziata una clamorosa e inspiegabile involuzione progettuale, culminata inesorabilmente nel baratro odierno.
La cronaca di Sudtirol-Bari: le scelte diaboliche di Longo
Come era ampiamente prevedibile, la sfida decisiva contro il Sudtirol è stata la classica gara bloccata, legata esclusivamente agli episodi. Nella fase iniziale del match la paura l’ha fatta da padrona: nessuna delle due formazioni ha osato aggredire l’avversario. Il Bari, che avrebbe avuto l’obbligo assoluto di sbilanciarsi e aggredire la partita della vita, non ne ha avuto minimamente la forza. Non si è trattato di mancanza di volontà, bensì del fedele specchio dell’intera regular season, che ha visto i pugliesi posizionarsi come la compagine con il peggior indice d’attacco dell’intera Serie B.
Il primo tempo ha regalato solo un brivido per parte: un tiro radente di Piscopo terminato di un soffio a lato per i pugliesi e un palo pieno colpito da Molina per i padroni di casa, a Cerofolini battuto. Nel complesso, la squadra di Fabrizio Castori ha dimostrato, esattamente come nel match d’andata, di essere decisamente più quadrata, solida e strutturata rispetto a quella di Longo.
Hanno destato non poche perplessità le scelte tattiche del tecnico del Bari. È apparsa misteriosa la decisione di insistere su Maggiore (apparso nervoso e subito ammonito) nel delicato ruolo di play davanti alla difesa. Altrettanto discutibile la collocazione di Mantovani, un difensore centrale di ruolo, riadattato sulla corsia laterale destra, e l’inserimento dell’anonimo Pagano sulla trequarti. Se queste mosse avevano già convinto pochissimo nella sfida d’andata a Bari, riproporle con pervicacia è stato un errore diabolico.
l’inferno della C è realtà
Nella ripresa, mister Longo ha provato a correggere l’assetto inserendo Verreth al posto del disorientato Maggiore, ma lo spartito del match non è cambiato. Anzi, il Sudtirol ha preso progressivamente il totale sopravvento territoriale. Il Bari, anziché gettare il cuore oltre l’ostacolo e conquistare metri preziosi per vincere la partita, si è inspiegabilmente rintanato nella propria area di rigore. Un atteggiamento folle per chi si sta giocando la sopravvivenza.
A metà della ripresa il colpo di grazia sembrava servito: l’attaccante di casa Pecorino ha trafitto la retroguardia barese, ma il direttore di gara La Penna, dopo la segnalazione del VAR, ha annullato la rete per una spallata irregolare commessa su Dikmann.
Lo scampato pericolo ha messo ansia al Sudtirol e ridato un sussulto d’orgoglio ai galletti, che nel finale hanno costruito un’enorme chance da gol con Gytkjaer. L’attaccante, da posizione favorevolissima, ha calciato addosso ad Adamonis, bravo a ripetersi subito dopo anche sul tap-in di Artioli. È stata l’ultima, disperata fiammata prima del triplice fischio che ha sancito lo sprofondare definitivo nell’inferno della Serie C.
Per la piazza di Bari, che in un passato non troppo lontano ha già dovuto superare i traumi del calcioscommesse e lo spettro del fallimento societario, si apre oggi un altro incubo sportivo dai contorni drammatici. Resta da capire come la proprietà De Laurentiis intenda rispondere a un fallimento di queste proporzioni.

