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Il Galà degli allenatori illumina Reggio: Camolese e l’AIAC celebrano la storia e tracciano la via per il calcio del futuro

La quinta edizione del riconoscimento AIAC celebra i tecnici della stagione e il ricordo di Stefano Viola: Giancarlo Camolese guida il dibattito tra futuro della panchina, riforme del movimento e il caso Reggina.

REGGIO CALABRIA – Si è chiusa con un appuntamento di altissimo spessore istituzionale e tecnico la quinta edizione del Premio Stefano Viola, lo storico riconoscimento organizzato dal direttivo provinciale dell’AIAC (Associazione Italiana Allenatori Calcio), guidato da Pasquale Sorgonà e dal tecnico Peppe Carella.

L’evento, ospitato nei giorni scorsi all’Oasi, si è confermato una vera e propria “Notte degli Allenatori”, capace di riunire i migliori tecnici della stagione di Eccellenza, Promozione e Prima Categoria, ma anche le leggende che hanno scritto la storia del calcio reggino e calabrese negli ultimi cinquant’anni.

Ospite d’onore e fulcro del confronto è stato Giancarlo Camolese, vicepresidente nazionale dell’AIAC, consigliere federale e docente del settore tecnico a Coverciano. Per lui si è trattato di un ritorno a casa denso di ricordi, in una città che lo ha visto prima giovane calciatore nel 1980 e poi storico allenatore della Reggina in Serie A.

Nel ricordo di Stefano Viola: maestro ed educatore

Al centro della serata l’emozionante ricordo di Stefano Viola, figura nobilissima del calcio locale, descritto non come un semplice tecnico ma come un grande formatore e un educatore di vita.

“Stefano non guardava solo alla tecnica e alla tattica”, ha ricordato Pasquale Sorgonà, “ma alla formazione completa a 360 gradi del ragazzo, curando l’aspetto emotivo e comprendendo le problematiche degli adolescenti. È stato un incredibile scopritore di talenti: basti pensare ai fratelli Nicolas e Alessandro Viola, arrivati a Reggio proprio grazie al suo intuito”.

Un legame profondo ribadito anche da Peppe Carella, che con Viola ha condiviso gli anni d’oro del settore giovanile della Reggina in Serie A: “L’AIAC provinciale ha voluto fortemente dare un taglio istituzionale a questo percorso iniziato cinque anni fa. Dedicare la sezione di Reggio Calabria a Stefano Viola è un atto di rispetto verso i valori umani che ha trasmesso a tutti noi”.

Come cambia la panchina: da tecnici a manager

Sollecitato sulle evoluzioni del calcio moderno, Camolese ha analizzato la profonda trasformazione della figura dell’allenatore: “Rispetto al passato, oggi l’allenatore è un vero e proprio manager. Una volta lo staff era composto da due o tre persone, oggi parliamo di team di 8-10 professionisti tra preparatori, match analyst e fisioterapisti. L’allenatore rimane al centro del progetto, ma oltre alla tattica deve possedere spiccate doti di coordinamento manageriale”.

Nonostante la crisi della Nazionale, Camolese ha difeso la scuola italiana, definendola ancora estremamente appetibile all’estero per duttilità, capacità di adattamento e cura dei dettagli. Riguardo al recente esonero di Rino Gattuso dalla guida degli Azzurri, il vicepresidente AIAC ha invitato alla riflessione: “In Italia si ha poca pazienza e si paga la carenza di materia prima. Nel nostro campionato solo il 33% dei calciatori è eleggibile per la Nazionale, mentre in Spagna si viaggia intorno al 56%. È una criticità strutturale con cui qualsiasi CT deve fare i conti”.

Le proposte dell’AIAC per rifondare il movimento

Il confronto si è poi spostato sulle riforme necessarie per rigenerare il sistema calcio italiano. Camolese ha tracciato due direttrici fondamentali. La prima riguarda gli impianti: “Dobbiamo ammodernare le nostre strutture, e per farlo serve un intervento sinergico tra la Federazione e lo Stato”.

La seconda è la proposta bandiera dell’AIAC sul territorio: un allenatore abilitato per ogni squadra. “Non basta avere un solo tecnico abilitato per tre squadre di pulcini. Chi accoglie i bambini al campo, che sono la cosa più preziosa che le famiglie hanno a casa, deve essere un educatore formato che ha seguito i programmi del settore tecnico. Migliorare la qualità di tecnici e dirigenti significa migliorare le scelte e la gestione societaria”.

Camolese ha inoltre espresso perplessità sull’obbligo dei giovani “under” imposto nei dilettanti, suggerendo che dovrebbero giocare solo per merito, affiancati da una solida spina dorsale di calciatori esperti, essenziale per la loro maturazione psicofisica. Ha infine rivolto un appello alle famiglie, invitandole a non caricare di eccessive aspettative i propri figli: “Il talento è relativo. Il calcio vero inizia a 17-18 anni. Fino ad allora l’obiettivo deve essere farli divertire e crescere come uomini”.

La Reggina, la D e il fattore Lotito

Non è mancata una battuta sulla complessa situazione della Reggina, che si appresta a vivere il suo quarto anno consecutivo in Serie D. Un dato che Camolese definisce doloroso: “Fa male vedere la Reggina in D, ma l’attaccamento della piazza è encomiabile. Ora serve costruire una società forte che riorganizzi tutto, dalle giovanili alla prima squadra”.

Sul nuovo corso targato Lotito, Camolese ha concluso con pragmatismo: “Lotito ha dimostrato negli anni a Roma di saper costruire club solidi e di livello. A Reggio dovrà comprendere una realtà differente e circondarsi di persone che conoscono profondamente la piazza e la categoria. Saranno come sempre i risultati del campo a giudicare il lavoro societario”.

La serata, arricchita dalla presenza di importanti dirigenti ed ex glorie del passato – come il nostalgico ricordo del presidente Foti e di Franco Iacopino – ha confermato il Premio Stefano Viola come uno degli appuntamenti più sentiti del calcio dilettantistico reggino, con l’arrivederci alla prossima stagione sportiva.

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