La Scuola Calcio ASD Digiesse Praia Tortora interviene con un comunicato indirizzato all’ex sindaco Antonio Praticò per “fornire chiarimenti puntuali” e, soprattutto, per rettificare “inesattezze e ricostruzioni non corrispondenti alla realtà dei fatti” contenute in una nota datata 22 gennaio 2026.
Il documento, firmato dal direttivo, punta a fare ordine su tre temi che spesso accendono il dibattito nei comuni: l’utilizzo degli impianti sportivi, la gestione della manutenzione e la destinazione dei contributi economici. Sullo sfondo c’è una discussione che non riguarda soltanto il calcio giovanile, ma il modo in cui una comunità vive (e valuta) le proprie strutture pubbliche.
“Lo stadio Mario Tedesco non è mai stato concesso né utilizzato dalla scuola calcio”
Il primo punto affrontato è l’uso dell’impianto comunale “Mario Tedesco”. La Digiesse precisa in modo netto che lo stadio non è mai stato concesso né utilizzato dal settore giovanile della scuola calcio. Una puntualizzazione che sembra rispondere a interpretazioni circolate nelle ultime ore e che, secondo la società, avrebbero alimentato una narrazione non corretta.
La Digiesse chiarisce anche dove si svolge l’attività dei ragazzi: presso il centro sportivo adiacente allo stadio e, inoltre, nel Comune di Cetraro, dove la scuola calcio risulta “distaccata” e dove – sottolinea il comunicato – vengono corrisposti regolarmente i canoni previsti ai rispettivi gestori, “come avvenuto anche in periodi precedenti”.
Diverso il discorso per la prima squadra: lo stadio “Mario Tedesco” – si legge – viene utilizzato esclusivamente dalla Prima Squadra agonistica “Praia Tortora”, sia per gli allenamenti sia per le gare ufficiali, e comunque in regime di utilizzo non esclusivo, in compresenza con altre società sportive presenti sul territorio.
Un passaggio, questo, accompagnato da un’ulteriore osservazione: secondo la Digiesse, tale modalità sarebbe “perfettamente conforme” a quanto già avveniva anche durante il mandato dello stesso Praticò da sindaco. Un modo per collocare l’attuale organizzazione in una continuità amministrativa e non come un’eccezione.
La manutenzione: “Ce ne siamo fatti carico noi, in modo costante”
Il secondo punto riguarda un tema molto concreto e spesso poco visibile: la manutenzione. Pur in assenza di un utilizzo esclusivo dell’impianto, la Digiesse afferma di essere stata l’unica realtà ad essersi accollata, “in modo continuativo e costante”, gli oneri di manutenzione ordinaria e di mantenimento dello stadio.
Il messaggio è chiaro: la società rivendica un contributo “materiale” alla funzionalità e alla fruibilità della struttura comunale, sottolineando che la gestione quotidiana di un impianto non si esaurisce nel calendario delle partite. È uno dei passaggi con cui il club prova a ribaltare il piano della discussione: non solo “chi usa”, ma chi mantiene.
I contributi economici: “Destinati alla Prima Squadra, non alla scuola calcio”
Nel terzo punto il comunicato entra nel merito dei contributi economici. La Digiesse scrive che il contributo ricevuto dai Comuni di Praia a Mare e Tortora sarebbe destinato esclusivamente alla Prima Squadra “Praia Tortora”, che rappresenta ufficialmente le due comunità nei campionati agonistici.
E aggiunge un chiarimento che punta a chiudere ogni ambiguità: il contributo non è destinato né utilizzato per la Scuola Calcio ASD Digiesse, alla quale viene riconosciuta una funzione diversa, “sociale, educativa e sportiva”, rivolta alle famiglie dell’intero comprensorio.
In altre parole: per il club, è importante separare i piani tra attività agonistica “di rappresentanza” e settore giovanile inteso come servizio sportivo e comunitario.
“Non siamo un’attività meramente economica”: il valore sociale dello sport
Il quarto punto è quello più “politico” nel senso alto del termine, perché riguarda l’interpretazione del ruolo di una società sportiva sul territorio. La Digiesse definisce riduttivo e non aderente alla realtà descrivere l’attività del club come meramente “economica”. Al contrario, rivendica una missione fatta di sport, inclusione sociale, educazione e partecipazione civica, con l’obiettivo di valorizzare una struttura pubblica pensata per essere vissuta dai cittadini.
Il comunicato si chiude con una frase che suona come una linea di principio: un impianto sportivo comunale – sostiene la società – assolve pienamente alla propria funzione quando è utilizzato, curato e reso vivo dalla comunità, non quando resta inutilizzato o sottoutilizzato.
La richiesta finale: “Dibattito legittimo, ma senza distorsioni”
Nelle righe conclusive, la Digiesse auspica che l’intervento dell’ex sindaco sia “frutto di un legittimo dibattito pubblico” e non di una rappresentazione distorta del lavoro di chi opera quotidianamente per lo sport locale. Quindi ribadisce disponibilità a un confronto istituzionale fondato su correttezza, trasparenza e rispetto reciproco.
Un comunicato, insomma, che prova a riportare la discussione sui fatti: dove si allenano i ragazzi, chi usa lo stadio, chi paga, chi manutiene e a cosa sono destinati i contributi. E che, inevitabilmente, riaccende una domanda che in molti comuni torna ciclicamente: quando lo sport entra nello spazio pubblico, la partita più delicata è spesso quella fuori dal campo.



