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Cosenza, “la nostra dignità non si compra con due vittorie. Mai più allo stadio con Guarascio”. E c’è chi chiede di tornare al Marulla

Appello per una tregua immediata e il ritorno al Marulla dei tifosi rifiutato da chi contesta Guarascio. "Il nostro orgoglio non si svende per il campo e per due vittorie"

COSENZA – Continua a dividere il popolo rossoblù la protesta anti-Guarascio che, fin dall’inizio della stagione, vede la maggioranza dei sostenitori disertare le gare casalinghe del Marulla, pur seguendo e supportando la squadra in massa nelle trasferte.

La contestazione, che unisce gruppi ultras e migliaia di tifosi, è un segno di stanchezza per una gestione societaria ritenuta avara, disinteressata e dannosa. Tra le accuse mosse alla presidenza Guarascio/Scalise figurano: gestioni economiche focalizzate solo sull’incasso, scarso amore per i colori sociali (il Cosenza come “hobby”), gaffe (come il mancato lutto per Padre Fedele), Daspo a chi ha osato contestare, prezzi dei biglietti eccessivi (specie per il Derby), debiti con fornitori e la cancellazione della squadra femminile.

L’appello per una “Tregua Immediata”

Un comitato spontaneo di tifosi ha recentemente lanciato un appello per una “tregua immediata” fino al mercato di gennaio. L’invito è a riempire lo stadio per “omaggiare la maglia, i giocatori e Mister Buscè che stanno buttando il sangue sul campo”. L’obiettivo è duplice: sostenere la squadra che sta onorando l’impegno sportivo e, indirettamente, “intimorire” il presidente in vista di un possibile smantellamento della rosa a gennaio. L’appello esprime comunque “onore e ammirazione” per la protesta civile e storica degli ultras.

La dura Replica di un tifoso del Cosenza: “Guarascio deve andare via”

A questa richiesta, però, è arrivata la netta replica della maggioranza dei tifosi in protesta, che non intendono fare passi indietro. “Non saranno due vittorie o una squadra ai primi posti della Serie C a cancellare anni e anni di umiliazioni e sofferenze,” dichiara un tifoso, riassumendo il sentire comune“.

La protesta non è contro la squadra o il tecnico, ma contro il presidente che, a detta dei sostenitori, si starebbe prendendo gioco della loro passione. I tifosi contestano la mancata cessioni societaria promessa più volte con comunicati stampa, le gestioni “al risparmio” in Serie B, i mancati investimenti e l’allontanamento di validi direttori sportivi.

La posizione è chiara e intransigente: “L’era di Guarascio è finita. Vada via e tornerò allo stadio”. L’attuale presidenza non è più “bene accetta” e non si accetta che la colpa della situazione venga ribaltata sui tifosi stessi. La dignità dei sostenitori, insomma, viene prima dei risultati sportivi momentanei.

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