A pochi giorni dalla scadenza federale del 16 giugno, il futuro del Cosenza Calcio resta appeso a un intreccio di nodi mai così stretto: la trattativa per la cessione del club, il rebus dello stadio dopo la chiusura del Marulla e l’iscrizione al prossimo campionato di Serie C. Tre partite diverse che si giocano sullo stesso tavolo e nelle stesse, decisive, ore.
La cessione: il pressing del gruppo Rota
Il fronte più caldo è quello societario. Il gruppo di imprenditori guidato da Vincenzo Rota, amministratore delegato del Salumificio San Vincenzo, ha rotto gli indugi: attraverso una PEC è stata formalizzata l’intenzione di rilevare la totalità delle quote del club, con una proposta economica e un piano industriale trasmessi ai consulenti dell’attuale proprietà. La palla passa ora a Eugenio Guarascio e all’amministratore unico Rita Rachele Scalise.
Sulla natura dell’iniziativa le fonti non collimano del tutto: alcune cronache la descrivono come un passaggio preliminare, mirato soprattutto a ottenere un tavolo di confronto diretto, senza che si sia ancora entrati nel merito delle cifre; altre parlano invece di un’offerta già strutturata, accompagnata da un termine ravvicinato per la risposta. La linea di Rota resta comunque chiara: interesse esclusivamente per il 100% del pacchetto azionario, senza ipotesi di co-gestione né permanenza dell’attuale presidenza.
Il vero ostacolo, finora, è stato quello economico. Secondo le indiscrezioni di stampa, la richiesta complessiva di Guarascio si aggirerebbe intorno ai 13 milioni, di cui circa 4 come buonuscita, a fronte di una situazione debitoria stimata tra i 6 e i 7 milioni. Distanze che nei giorni scorsi avevano fatto temere il naufragio definitivo, dopo che anche la pista parallela della cordata italo-canadese si era arenata, soprattutto per la difficoltà di accedere ai documenti contabili necessari alla due diligence.
Lo stadio: Marulla chiuso, si guarda a Messina
Capitolo non meno spinoso è quello dell’impianto. È ormai ufficiale la sospensione della convenzione sul “San Vito-Gigi Marulla”: dal 17 agosto 2026 e fino a fine 2027, per l’incompatibilità tra i lavori di riqualificazione e lo svolgimento dell’attività sportiva. Un provvedimento al quale ha dato copertura anche il responsabile degli affari legali di Palazzo dei Bruzi, che ha condiviso le conclusioni della relazione della dirigente del Settore 11.
Da qui la mossa, per certi versi clamorosa, della società: un’istanza ufficiale al Comune di Messina per indicare lo stadio “Franco Scoglio” come impianto alternativo nella domanda d’iscrizione, soluzione che richiede il via libera di Palazzo Zanca e della Prefettura. Nel frattempo sono state smentite, su intervento della Vibonese, le voci circolate su un possibile utilizzo dello stadio “Luigi Razza” di Vibo Valentia.
Iscrizione e scadenze: il conto alla rovescia
A fare da detonatore è il calendario. Il 16 giugno rappresenta il primo passaggio federale per la partecipazione al prossimo campionato; servirà poi chiudere il quadro economico con il pagamento degli emolumenti di fine stagione. Negli uffici di Via Conforti, la macchina burocratica per l’iscrizione lavora a ritmo serrato già da inizio mese, ma ogni adempimento resta condizionato dall’incertezza societaria e dalla questione stadio.
La piazza e le istituzioni
Sullo sfondo, una pressione ambientale altissima. A monte del provvedimento sullo stadio ci sono la risoluzione del Consiglio comunale del 14 aprile e la riunione in Prefettura del 10 giugno. La contestazione contro la gestione Guarascio è andata avanti per mesi tra cortei, manifestazioni partecipate e striscioni comparsi perfino lungo il percorso del Giro d’Italia. Ma il tifo non parla con una voce sola: l’Alkool Group Loreto 1985 ha diffuso un comunicato a difesa della permanenza al Marulla e contro l’ipotesi di una “seconda squadra” o di una rifondazione dal basso, posizione non del tutto sovrapponibile a quella di chi ha spinto per lo stop all’impianto come leva contro la proprietà.
La squadra, ultima della lista
In tutto questo, l’aspetto puramente sportivo resta paradossalmente in secondo piano. Reduce dalla retrocessione, il club dovrebbe ricostruire da zero area tecnica, organigramma e rosa, ma ogni mossa è congelata in attesa di capire chi guiderà il Cosenza e dove giocherà. Anche la conferma dell’allenatore appare tutt’altro che scontata.
Il bivio
La domanda che tiene in sospeso l’intera piazza è una sola: Guarascio aprirà davvero al tavolo con Rota prima della scadenza, o manterrà il muro sul prezzo? Dalla risposta dipenderà non solo l’identità della futura proprietà, ma la stessa possibilità di iscrivere il club a un campionato regolare. E, sullo sfondo, resta l’ipotesi più temuta: che da una trattativa fallita e da un’iscrizione complicata possa nascere lo scenario di una ripartenza da un nuovo soggetto societario. Le prossime ore diranno da che parte penderà l’ago.

