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Cosenza Calcio: a che gioco sta giocando Eugenio Guarascio? Cosa c’è dietro l’ostinazione a non cedere?

Guarascio non vuole mollare l'osso, nonostante lo stadio vuoto, tifosi e istituzioni compatte e la fuga degli sponsor. Non è più solo una questione sportiva, ma un caso sociale che logora la città

COSENZA – Il clima attorno al Cosenza Calcio resta infuocato, intrappolato in un limbo fatto di dubbi, silenzi e cocenti delusioni. Chi sperava che la giornata di ieri potesse sancire la tanto attesa rinascita del calcio rossoblù, si è trovato a dover ingoiare l’ennesimo boccone amarissimo. Un copione già visto e rivisto, che allontana drasticamente la parola “svolta” dalla sponda del Crati.

Dopo oltre quattro ore di colloqui serrati, e a tratti decisamente tesi, svoltisi nel quartier generale di Ecologia Oggi – azienda del patron Eugenio Guarascio – la lunga giornata di contrattazioni si è conclusa con un fumoso nulla di fatto. Sul tavolo una proposta chiara e imponente: da una parte una Holding canadese, solida e pronta a rilevare il 100% delle quote azionarie del club; dall’altra, le resistenze invalicabili dell’attuale proprietà, ferma sulla volontà di mantenere una quota, seppur minima, all’interno della società.

Cosenza Calcio: trattative e lo scetticismo della piazza

È fondamentale sgomberare il campo dai dubbi sollevati da una parte della tifoseria: non si tratta di una “bufala” estiva o di una trattativa fantasma. Esattamente come reali e concrete erano state le manifestazioni d’interesse passate – da quella con Vincenzo Oliva al gruppo di imprenditori umbri rappresentati dall’avvocato Pietro Gigliotti, fino ai tentativi di Alfredo Citrigno e i colloqui con Vincenzo Rota. Trattative quasi sempre condotte nel silenzio più assoluto, ma drammaticamente vere per l’esito infausto.

Perché Guarascio si ostina a voler rimanere?

La domanda che logora l’ambiente è una sola: perché Guarascio si ostina a voler rimanere? Gli acquirenti della Holding canadese sono ben consapevoli delle dinamiche locali: sanno che anche un solo 1% di quote rimasto in mano all’attuale patron basterebbe a far continuare la protesta della tifoseria. Nel calcio moderno, d’altronde, una minoranza societaria non garantisce un controllo operativo, poiché i nuovi acquirenti potrebbero liberarsi della vecchia gestione in qualsiasi momento tramite un aumento di capitale. Eppure, il totale disimpegno non avviene. Che senso ha non mollare l’osso sapendo che la tifoseria è compatta nel non voler più mettere piede al “San Vito-Marulla” e che il tessuto imprenditoriale da tempo ha chiuso i rubinetti delle sponsorizzazioni?

Scadenze burocratiche e il rischio per l’iscrizione

Questo muro contro muro sta sollevando gravissime preoccupazioni all’interno della tifoseria del Cosenza Calcio, reduce da un’annata sportiva definita senza mezzi termini allucinante. Il tempo, intanto, stringe inesorabilmente. Tra circa dieci giorni scadranno i termini per una serie di adempimenti burocratici imprescindibili per l’iscrizione al prossimo campionato agonistico, e ad oggi manca qualsiasi tipo di programmazione tecnica o societaria.

Ci si interroga, dunque, sul senso di questa strategia. Perché volersi aggrappare a una piccolissima quota del club? Perché non lasciare il Cosenza a chi ha la reale intenzione di investire capitali freschi e rilanciare le ambizioni della piazza? Eugenio Guarascio e l’amministratrice unica Scalise sanno perfettamente di essere ormai invisi non solo ai gruppi organizzati e ai tifosi della curva, ma anche alle istituzioni locali e alla quasi totalità del mondo imprenditoriale della provincia.

Le conseguenze di questo ostruzionismo rischiano di essere nefaste. Se la tifoseria decidesse per il boicottaggio totale dello stadio, si rischierebbe lo scenario paradossale di una squadra costretta a disputare le proprie partite interne lontano dal San Vito-Marulla. Sebbene la convenzione d’uso dell’impianto sia difficilmente revocabile, il rilascio del fondamentale “nulla osta” per i criteri infrastrutturali potrebbe incontrare ostacoli insormontabili in un clima di totale rottura istituzionale.

Dal campo al sociale: il diritto al rispetto

Ci si chiede se questa ostinazione sia una sorta di “vendetta atroce” nei confronti di una piazza che contesta la proprietà da anni, o se sotto ci sia qualcos’altro, dinamiche economiche o personali non ancora emerse. È arrivato il momento che qualcuno spieghi chiaramente alla città cosa stia succedendo. Se la presidenza ha abituato l’ambiente a un silenzio impenetrabile, allora siano i rappresentanti della Holding canadese a fare chiarezza, esponendo pubblicamente lo stato reale delle cose.

Ciò che sta accadendo a Cosenza da un anno e mezzo a questa parte, infatti, ha ampiamente superato i confini del rettangolo verde: non è più soltanto un problema sportivo, è diventato un problema sociale. Non è minimamente immaginabile né sostenibile pianificare una nuova stagione agonistica sotto la guida dell’attuale proprietà. Le immagini televisive di uno stadio deserto e spettrale sono una ferita aperta per l’intera comunità calabrese.

In questa tormentata vicenda, ciò che rivendica la piazza è l’affermazione e la tutela del diritto di tifare, ma soprattutto del diritto ad avere rispetto. Quel rispetto che, secondo la stragrande maggioranza degli appassionati, è sistematicamente mancato da parte dell’attuale dirigenza. Una parola di cui la presidenza sembra ignorare il significato profondo, ma che si deve, per diritto di cronaca e di storia, a una squadra che ha un nome, una tradizione gloriosa e una dignità intatta: il Cosenza.

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