Il naufragio della trattativa con la cordata di Vincenzo Rota ha fatto da detonatore. Tra una parte della tifoseria rossoblù si fa strada un’idea estrema, ma sempre più discussa: smettere di aspettare un cambio di proprietà e ripartire da capo, fondando di fatto un nuovo Cosenza, che riprenda il nome e l’anima della storica matricola, il Cosenza 1914.
La proposta che circola in queste ore è netta. L’invito, rivolto agli imprenditori e ai professionisti che hanno provato a rilevare il club, è di non spendere più un euro per acquistare le quote dall’attuale proprietà, ma di usare quelle stesse risorse — anche solo una parte — per acquisire il titolo sportivo di un’altra società del territorio, come la Morrone o la DB Luzzi, e dare vita al “vero” Cosenza. Una rinascita dal basso che, secondo i sostenitori dell’idea, si porterebbe dietro l’intera provincia.
È la stessa logica delle ripartenze già vissute dal club in passato, dopo i fallimenti del 2003 e del 2005: archiviare l’entità giuridica attuale e ricostruire da una nuova matricola, conservando lo spirito e i colori, lo storico “1914”.
Dietro la proposta c’è soprattutto un sentimento: la sfiducia totale di una fetta di pubblico nei confronti della gestione di Eugenio Guarascio, ritenuta ormai un ostacolo insormontabile al futuro della squadra. Il tono dei messaggi è durissimo, a tratti offensivo, e racconta una frattura che appare difficilmente ricucibile tra una parte della piazza e la società.
Resta, naturalmente, un’ipotesi più emotiva che concreta: rifondare significherebbe ricominciare dalle categorie dilettantistiche, rinunciando alla storica collocazione tra i professionisti e a un patrimonio sportivo costruito in oltre un secolo. Ma il solo fatto che l’idea venga discussa così apertamente è il segnale di quanto sia profondo lo strappo. E di quanto, oggi, una parte di Cosenza preferirebbe ripartire da zero piuttosto che continuare così.

