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Cessione Cosenza, l’ennesimo atto del circo: ora la San Vincenzo si chiama fuori

Cessione Cosenza, la San Vincenzo si chiama fuori: «Saputo dai media»

E anche oggi, il colpo di scena. Tanto per cambiare.

Mentre si attendeva la replica via Pec dell’amministratrice unica Rita Rachele Scalise per fissare l’incontro esplorativo della settimana, arriva la doccia gelata. La maggioranza della “San Vincenzo di Fernando Rota Srl” — l’azienda che i media avevano accostato al gruppo d’investitori — interviene per chiarire una cosa sola: con questa trattativa non c’entra nulla.

Lo mettono nero su bianco i soci di maggioranza, Stefania, Concettina e Umberto Rota, fratelli dell’imprenditore Vincenzo Rota, in una nota ufficiale inviata alla Gazzetta del Sud. E qui c’è la frase che pesa come un macigno: della presunta trattativa, scrivono, hanno saputo esclusivamente tramite gli organi di informazione.

Tradotto: l’hanno letto sui giornali. Come tutti noi.

Non basta. La nota smonta pezzo per pezzo la “solidità” dell’operazione: nessun organo societario ha mai discusso, autorizzato o approvato il negoziato, e nessun amministratore o consulente ha mandati per trattare in nome del marchio. Qualsiasi proposta, dunque, va considerata un’iniziativa a titolo esclusivamente personale dei singoli promotori, senza alcun legame con la strategia aziendale né, soprattutto, il sostegno finanziario della storica azienda presilana.

Ed è qui il punto

La vicenda di oggi avvalora ciò che sosteniamo da tempo. Quando manca un controllo terzo sulle informazioni — un’autorità, un organismo indipendente, un dato ufficiale e verificabile — qualsiasi notizia rilasciata o lasciata filtrare dalla presidenza Guarascio viene presa per buona e rilanciata. Senza filtro.

Si crea così un circo mediatico che si autoalimenta: voci, smentite, contro-smentite a getto continuo. E la precisazione della famiglia Rota ne è la prova provata: una “trattativa” data per avanzata si è rivelata, all’atto pratico, priva del sostegno dell’azienda a cui era stata associata.

Un meccanismo che — a nostro giudizio, e resta una lettura, non una sentenza — non risolve un solo problema vero del club: né lo stadio, né i debiti, né l’iscrizione. Ma è perfetto per un’altra cosa: tenere la tifoseria nell’incertezza, rimandare di settimana in settimana, e di fatto continuare a confondere chi ama questi colori.

Prima i canadesi, poi Rota, prima ancora Citrigno. Pretendenti che spuntano e svaniscono. E nessuno, mai, in grado di confermare niente.

Il circo continua. Sipario. Per oggi.

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