Il calcio italiano, spesso celebrato per storia e passione, mostra sempre più il lato oscuro della propria gestione. La vicenda dei tifosi del Cosenza, del Crotone e del Catania nelle trasferte di marzo 2026 è emblematica di un sistema che appare incapace di organizzare e tutelare i propri cittadini e appassionati.
Almeno 250 supporter del Cosenza avevano programmato il viaggio a Potenza, 150 del Crotone verso Crotone e oltre mille del Catania verso Benevento. Biglietti acquistati, voli e pernottamenti prenotati, tutto pronto. Tuttavia, la Lega ha deciso di far coincidere gli incontri in turni infrasettimanali, rendendo impossibile viaggiare e partecipare senza rischi.
L’incapacità della Lega e delle autorità
Le Questure e le Prefetture, nelle riunioni dell’Osservatorio per l’ordine pubblico, avevano già dato l’ok alla vendita dei biglietti. Nonostante ciò, a un solo giorno dalla partita, qualcuno ha sollevato timori sugli incroci tra tifoserie, bloccando improvvisamente tutto. Il risultato? Cittadini truffati, organizzazioni di viaggio sprecate e tifosi sbeffeggiati dall’incapacità delle autorità.
Questo episodio non è isolato. Negli ultimi anni le autostrade italiane sono diventate un ring, dove piccoli gruppi di ultras spesso interpretano i viaggi come battaglie da combattere, alla ricerca di rivali simbolici. Questi comportamenti sono alimentati da frustrazione, ego e mancanza di regole chiare.
Una critica al calcio professionistico e dilettantistico
Il tifoso evidenzia come non solo il calcio professionistico ma anche quello delle categorie inferiori soffra dello stesso problema: partite a porte chiuse, divieti arbitrari e gestione inefficiente, a discapito dei giocatori e dei tifosi stessi.
Questa cattiva organizzazione porta a un paradosso: chi ama il calcio viene punito da un sistema che dovrebbe tutelarlo. Le Leghe e le autorità, spesso pressapochiste e deresponsabilizzate, finiscono per danneggiare i veri protagonisti dello sport: i tifosi e i giocatori.
Gli Ultras: vittime e colpevoli
Secondo l’analisi del tifoso, gli Ultras sono diventati i peggiori avversari di sé stessi. Non più solo sostenitori, ma protagonisti di conflitti che spesso non hanno senso, alimentando frustrazione e violenza simbolica lungo strade e autostrade.
Questo non significa giustificare comportamenti violenti, ma sottolinea come un sistema disorganizzato, incapace di gestire turni, viaggi e sicurezza, contribuisca a creare terreno fertile per tensioni e scontri.
Conclusione: un sistema da riformare
La situazione italiana è chiara: Leghe, Prefetture e Questure devono cambiare approccio. I turni infrasettimanali devono essere gestiti con logica, i biglietti con sicurezza e i divieti con anticipo. Solo così i tifosi potranno vivere il calcio come passione, non come fonte di frustrazione.
Il calcio italiano rischia di essere ricordato più per le inefficienze organizzative che per i successi sportivi. E finché il sistema non si riformerà, gli ultras continueranno a essere vittime e colpevoli, intrappolati in una macchina incapace di tutelare ciò che più conta: la passione e la sicurezza dei tifosi.

