COSENZA – Svolta nella vicenda dello stadio San Vito-Gigi Marulla. Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello cautelare presentato dal Cosenza Calcio, sospendendo gli effetti del provvedimento con cui il Comune aveva bloccato la concessione d’uso dell’impianto per 18 mesi in relazione all’avvio dei lavori di restyling.
Una decisione destinata a cambiare il quadro della situazione e che riapre concretamente la possibilità per il Cosenza di disputare le proprie gare casalinghe al Marulla, evitando il trasferimento definitivo in un altro impianto.
Caruso e Mazzuca: «Non possiamo rimproverarci nulla»
A commentare il pronunciamento del Consiglio di Stato sono stati il sindaco di Cosenza Franz Caruso e il presidente del Consiglio comunale Giuseppe Mazzuca.
«Prendiamo atto della decisione del Consiglio di Stato e non possiamo fare altro che adeguarci all’ordinanza dell’organo giurisdizionale», hanno dichiarato.
Il primo cittadino e il presidente dell’assemblea consiliare hanno quindi ribadito la correttezza dell’operato dell’Amministrazione comunale: «Non possiamo rimproverarci nulla, in quanto abbiamo fatto tutto ciò che ritenevamo giusto fare nelle condizioni date. Ora siamo in presenza della decisione di un giudice che possiamo anche non condividere, ma che rispettiamo».
Una posizione che conferma la volontà del Comune di adeguarsi al provvedimento giudiziario, pur mantenendo ferme le proprie valutazioni sulla gestione della complessa vicenda legata all’impianto sportivo.
Stadio Marulla, sospeso lo stop di 18 mesi
La decisione è arrivata dalla Settima Sezione del Consiglio di Stato, che ha riformato la precedente ordinanza del TAR Calabria, favorevole al Comune.
Con l’ordinanza n. 03661/2026, pubblicata il 2 settembre 2026, Palazzo Spada ha infatti sospeso l’efficacia del provvedimento che prevedeva il blocco della concessione d’uso dello stadio per 18 mesi.
Al centro della controversia ci sono i lavori di restyling del Marulla e la presenza del cantiere all’interno dell’impianto. Il Comune aveva ritenuto necessario sospendere l’utilizzo della struttura durante l’esecuzione degli interventi, mentre il Cosenza Calcio aveva contestato la decisione rivolgendosi alla giustizia amministrativa.
Il Consiglio di Stato, nella camera di consiglio dell’1 settembre, ha però ritenuto che una sospensione così prolungata potesse provocare conseguenze particolarmente pesanti per la società rossoblù.
I giudici hanno evidenziato il rischio di «conseguenze irreversibili per la società appellante in termini di immagine, di risultati sportivi ed economici».
Il trasferimento a Crotone considerato di difficile praticabilità
Uno degli aspetti più significativi dell’ordinanza riguarda anche l’ipotesi, valutata nei mesi scorsi, di trasferire le partite interne del Cosenza allo stadio Ezio Scida di Crotone.
Secondo il Consiglio di Stato, questa soluzione appare di «difficile praticabilità».
Tra gli elementi considerati dai giudici ci sono innanzitutto la distanza tra Cosenza e Crotone, superiore ai 100 chilometri, oltre alla mancanza, allo stato attuale, di collegamenti ferroviari diretti e stabili tra i due capoluoghi.
Ma non solo. A pesare sulla valutazione è anche la storica rivalità tra le tifoserie, con il conseguente rischio di problemi sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica.
Il trasferimento delle gare casalinghe, dunque, non viene considerato dal Consiglio di Stato come una soluzione facilmente praticabile.
Lavori al Marulla e partite: possibile la convivenza con il cantiere
La vera novità indicata da Palazzo Spada riguarda la possibilità di far convivere il cantiere con lo svolgimento delle partite.
Il Consiglio di Stato ha infatti invitato il Comune a valutare soluzioni alternative rispetto al blocco totale dello stadio, fermo restando che la tutela dell’incolumità pubblica deve rimanere una priorità assoluta.
Tra le possibili misure vengono indicate:
- specifiche prescrizioni di sicurezza;
- una riduzione temporanea e programmata della capienza;
- una separazione efficace tra le aree interessate dai lavori e quelle destinate agli spettatori;
- una diversa programmazione e calendarizzazione degli interventi.
L’obiettivo è individuare una modalità organizzativa che permetta di garantire contemporaneamente la sicurezza del cantiere e lo svolgimento delle gare ufficiali del Cosenza al Marulla.
Un elemento particolarmente rilevante dell’ordinanza è che queste possibilità, secondo quanto evidenziato dai giudici, erano già contemplate nella documentazione relativa alla gara d’appalto. Tra gli elementi considerati vi era infatti anche la capacità dell’impresa aggiudicataria di assicurare la continuità delle attività agonistiche durante l’esecuzione dei lavori.
La vicenda torna al TAR Calabria
La decisione del Consiglio di Stato non chiude definitivamente il contenzioso. Dopo l’accoglimento dell’istanza cautelare presentata dal Cosenza Calcio, gli atti sono stati nuovamente trasmessi al TAR Calabria, al quale spetterà fissare con sollecitudine l’udienza di merito.
La società rossoblù è stata assistita dagli avvocati Francesco Antonio Caputo, Flavio Iacovone e Bernardo Giorgio Mattarella.
Per quanto riguarda il giudizio cautelare, le spese sono state compensate tra le parti.
Il Cosenza può tornare a giocare al Marulla
Il pronunciamento del Consiglio di Stato riapre quindi uno scenario che sembrava fortemente compromesso: la possibilità per il Cosenza Calcio di giocare le proprie partite interne al San Vito-Gigi Marulla anche durante la fase dei lavori.
Ora la palla passa all’Amministrazione comunale, ai tecnici e all’impresa impegnata nel restyling dello stadio. Sarà necessario individuare rapidamente un’organizzazione del cantiere compatibile con lo svolgimento delle gare, attraverso interventi sulla sicurezza, sulla capienza e sulla gestione degli spazi.
Per la società rossoblù e soprattutto per la tifoseria si tratta di una svolta importante. Dopo mesi di contenzioso e l’ipotesi concreta di dover giocare lontano da Cosenza, l’ordinanza del Consiglio di Stato restituisce la possibilità di continuare a vivere il campionato tra le mura del Marulla.
La partita giudiziaria, tuttavia, non è ancora terminata: sarà il TAR Calabria, nell’udienza di merito, a dover esaminare definitivamente la controversia.

