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Il Cosenza Calcio cerca sponsor. L’annuncio sui social e l’ironia dei tifosi “provate con il crowdfunding”

Dalla perdita degli sponsor alle gaffe continue fino alla richiesta di un "aiuto economico" sul Web che fa esplodere la rabbia e l'ironia dei dei tifosi "vi da io 10 euro se andate via"

COSENZA – Sembrava un post come tanti, ma nel giro di pochi minuti si è trasformato nell’ennesimo terreno di scontro tra la tifoseria e la società rossoblù. Il Cosenza Calcio ha lanciato sui propri canali social un appello pubblico per la ricerca di nuovi partner commerciali: «Unisciti a noi, supporta il Cosenza Calcio e cresci con noi». Una mossa che ha immediatamente scatenato un’ondata di reazioni a metà strada tra la rabbia, la rassegnazione e l’ironia più pungente da parte dei sostenitori cosentini.

La reazione dei tifosi: tra rabbia e sfottò al Cosenza Calcio

La pubblicazione del messaggio ha riacceso la contestazione della piazza, stremata da anni di gestione controversa e da una fuga di sponsor che appare ormai inarrestabile. Sotto al post, i commenti si sono moltiplicati a centinaia.

C’è chi va dritto al punto con toni durissimi, paragonando la gestione attuale a contesti dilettantistici: «Sembrate una squadra di terza categoria in cerca di due lire per svolgere il campionato. Non avete divise, non avete campi d’allenamento, non avete un pullman, non avete un kit d’allenamento per i ragazzi, avete cancellato il settore giovanile. Spero davvero un giorno vi rendiate conto del livello che avete toccato ed andiate via per sempre dalla nostra città».

Non mancano le battute goliardiche e sarcastiche che tirano in ballo persino le piattaforme di finanziamento collettivo: «Nemmeno la squadra dell’oratorio cerca sponsor così», oppure «Cercare sponsor sui social è praticamente chiedere l’elemosina, che enorme tristezza». Ancora «Neanche ai tornei ACSI si vedono cose simili… nascondetevi», «Sono gli sponsor che non vogliono stare con voi» e «Provate con il crowdfunding».

Il “campionario delle gaffe”: dai cartoni di pizza alle maglie spaiate

L’episodio dell’annuncio social si inserisce in un quadro gestionale che negli ultimi anni ha visto accumularsi una lunga serie di gaffe e figure barbine. Un elenco di scivoloni lunghissimo: lo slot di sostituzioni calcolato male nelle giovanili e le liberatorie per la valorizzazione dei giovani firmate e poi smarrite, le maglie da gioco visibilmente differenti tra i calciatori, bar dello stadio chiusi durante le gare di campionato, mancanza di pullman societario, campi e e materiale d’allenamento.

Ancora, grafiche social a dir poco approssimative e foto sfocate fatte con un cellulare, la consegna dei cartoni di pizza vuoti alla terna arbitrale fino alla dimenticanza del lutto al braccio per la scomparsa di Padre Fedele, figura simbolo della tifoseria e della città e alla gaffe di questa mattina sul compleanno dello storico tifoso Elio Principato, festeggiato sui social con un giorno di ritardo.

Una piazza allo stremo

Al netto dei commenti ironici, resta l’amarezza di una tifoseria che vede il blasone e la storia del Cosenza costantemente ridicolizzato. La scelta di cercare risorse economiche con un annuncio pubblico sul Web, esponendo il club a una facile gogna mediatica, dimostra la distanza siderale tra la proprietà e l’ambiente. La domanda che i sostenitori si pongono è sempre la stessa: di fronte a una contestazione ormai aperta, anche istituzionale, ad una gestione costellata da continui scivoloni, dagli sponsor che hanno voltato le spalle, dai calciatori che hanno chiesto di andare via, perchè ostinarsi a rimanere alla guida del Cosenza Calcio?

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