A Camigliatello, dove ci si può isolare e ritrovarsi, dove persino la linea degli smartphone non prende, i tifosi custodiscono la memoria di Padre Fedele in una forma quasi mistica. È lassù, lontano dal rumore e dalla connessione continua, che il ricordo diventa qualcosa di più profondo: un raccoglimento silenzioso, un ritorno alle radici di una passione che Padre Fedele aveva saputo trasformare in comunità. In un mondo sempre connesso eppure sempre più diviso, quel silenzio della Sila diventa il luogo ideale per riscoprire il senso autentico del tifo, quello fatto di appartenenza e di valori. Come lui insegnava.
C’è un’eredità che va oltre il pallone, e porta il nome di Padre Fedele. È da qui che nasce il 1° Memorial Padre Fedele, il programma del 4 luglio 2026, organizzato dall’associazione Anni 80 per ricordare una figura che ha lasciato un segno profondo non solo nella storia rossoblù, ma nel modo stesso di intendere il tifo come strumento di comunità e solidarietà. Sono intervenuti ultras da Casarano, Crotone, Carrara, Bisceglie, Bergamo, Avellino, Genova ecc. tutti accomunati dal ricordo del “Monaco” che ieri hanno attraversato l’Italia per portare la loro testimonianza al raduno.
Un’idea nata dopo l’Heysel
Per capire il senso di questa giornata bisogna tornare al 1985, all’indomani della tragedia dell’Heysel. Fu in quel clima segnato dal dramma che a Padre Fedele venne l’idea di un raduno all’insegna del “mischiarsi”: far incontrare le curve, unirle invece di dividerle, trasformare la passione in occasione di incontro e non di scontro. Un’intuizione che, per i tempi, era rivoluzionaria; e che oggi appare come una lezione ancora attualissima. Perché quello di Padre Fedele fu un vero e proprio anticipare i tempi: aveva capito, prima di molti altri, che il tifo poteva essere una forza capace di dare tanto nel sociale.
Le voci di chi lo ha conosciuto
A tenere vivo questo racconto saranno le testimonianze di chi Padre Fedele lo ha vissuto da vicino. Il Gruppo Anni 80, custodi della memoria di quegli anni, con Pietro Garritano che si rapporta anche con Massimo Mazzotta, tifoso storico che porterà il suo ricordo personale. Un intreccio di voci che riporterà alla luce non solo l’uomo, ma anche le sue imprese fuori dal campo: i celebri viaggi in Africa con Sergio Crocco, l’impegno sociale, quella dedizione verso gli ultimi che ha sempre affiancato la passione per i colori rossoblù.
Un percorso di comunione tra le tifoserie del Sud
Ma il Memorial non vuole essere soltanto un momento di ricordo. L’obiettivo è concreto e ambizioso: radunare il tifo organizzato per far sentire, unita, la voce dei tifosi. Un percorso di comunione capace di consorziare le tifoserie del Sud, mettendo insieme ciò che accomuna tutti coloro che seguono le proprie squadre con passione. È l’eredità più bella lasciata da Padre Fedele: l’idea che, al di là delle rivalità, esista un sentire comune, un linguaggio condiviso fatto di appartenenza, identità e solidarietà.
In un calcio spesso segnato da divisioni e tensioni, il 1° Memorial Padre Fedele prova a ripartire proprio da lì, dall’intuizione di un uomo che aveva capito tutto con quarant’anni di anticipo. Ricordarlo, oggi, significa raccoglierne il testimone.

