HomeCalcio e FinanzaLa battaglia delle PEC, ovvero la replica della controreplica

La battaglia delle PEC, ovvero la replica della controreplica

La controreplica dell'avvocato Carratelli per conto di Rota ribalta la versione del club: debiti raddoppiati, dati contraddittori, "garanzie reali" pretese e un incontro mai concesso. "Fatti, non chiacchiere".

A Cosenza il calciomercato più seguito non è quello dei giocatori, ma quello dei comunicati. Dopo la nota della proprietà che ribaltava le accuse su Vincenzo Rota, ecco puntuale la controreplica dell’avvocato Giuseppe Carratelli, per conto dell’imprenditore. Una memoria difensiva fitta di date, orari e PEC, che promette una sola cosa: i fatti, non le chiacchiere. E che parte con una stoccata velenosa — uno dei tre legali della proprietà si sarebbe “per le vie brevi” dissociato dal comunicato subito dopo la sua diffusione.

Il punto d’orgoglio è la chiusura della nota avversaria, quella sulle “forzature o condizionamenti”. Carratelli la rispedisce al mittente: mai Rota avrebbe posto condizioni scorrette; semmai, scrive, è stato lui a subirle. E giù la cronologia, minuto per minuto.

Si parte dal 22 maggio: incontro, accordo di riservatezza di quindici giorni firmato da Rota anche “per persona giuridica da nominare”, e invito a presentare un’offerta. Il 25 maggio arriva la manifestazione d’interesse e la richiesta dei dati contabili, per non trattare “al buio”. Qui, secondo il racconto, comincia il balletto: i dati promessi il 26 maggio non arrivano se non dopo ripetute insistenze, e quando arrivano la sorpresa è clamorosa — l’esposizione debitoria sarebbe “oltre il doppio” di quanto detto a voce. “Non un dettaglio: un abisso”, scrive l’avvocato. Poi, dopo le proteste, ecco spuntare una nuova contabilità in cui — “curiosamente” — l’attivo raddoppia fino a superare i debiti, ma senza giustificazioni a supporto.

Nonostante tutto, prosegue la versione di Rota, l’11 giugno alle 13:51 parte via PEC la proposta vera e propria, condizionata a una due diligence. Risultato? “Nessuna risposta. Silenzio.” Da qui il contatto diretto, il 15 giugno, con Eugenio Guarascio, definito “amministratore di fatto”, che chiede di mettere di nuovo tutto per iscritto: detto, fatto, con una seconda PEC che ribadisce proposta, corrispettivo e richiesta di un incontro urgente.

Il cuore polemico della controreplica è però il 17 giugno. La PEC dell’avvocato De Sensi, invece di rispondere o fissare l’incontro, avrebbe preteso “idonee garanzie reali” come precondizione. E qui Carratelli affonda con piglio da aula universitaria: le garanzie reali sono il pegno e l’ipoteca, “lo sa anche uno studente di giurisprudenza”; trasformarle poi nella semplice richiesta dei nomi degli acquirenti — come farebbe il comunicato della proprietà — sarebbe un maldestro gioco di parole. “Se lo si è capito solo dopo, peggio ancora”.

Sulla famosa lettera del 15 giugno dei familiari Rota, agitata dalla proprietà come fatto dirimente, la replica è netta: questione interna alla San Vincenzo, irrilevante, perché Rota ha sempre trattato in proprio e “per persona giuridica da nominare”, con i nomi dei soci pronti a essere comunicati a quadro chiarito.

La conclusione è un guanto di sfida. Debiti dimezzati nella rappresentazione iniziale, dati contraddittori, legali cambiati in corsa, “garanzie reali” pretese prima ancora di sedersi a un tavolo e, soprattutto, un incontro mai concesso: questa, per Carratelli, la realtà. E allora, se Guarascio dice davvero di voler vendere, “che lo dimostri con i fatti”: una riunione urgente, tutte le carte sul tavolo, le reali condizioni della “mercanzia”. Rota, assicura, non si tira indietro. A una sola condizione: “Fatti, e non chiacchiere”.

Insomma, mentre la città attende un futuro, i protagonisti si scambiano date e cavilli. La palla — anzi, la PEC — torna nel campo della proprietà. In attesa, c’è da scommetterci, della prossima puntata.

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