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Catanzaro vola, Cosenza affonda: due modi opposti di fare calcio a pochi chilometri di distanza

Le Aquile risolvono in poche ore il dietrofront di Turati virando su Gorgone e avviano i lavori al Ceravolo. Il Cosenza, al 2 luglio, è ancora senza allenatore, senza ds ufficiale e senza sede per il ritiro. Due modi opposti di fare calcio.

C’è un confronto che, in questi giorni, fa più male di una sconfitta sul campo: quello tra come si muove il Catanzaro e come, invece, resta immobile il Cosenza. Due piazze vicine, due mondi lontanissimi. Perché mentre in riva allo Ionio si risolvono i problemi in poche ore, a Cosenza il 2 luglio è arrivato con la squadra ancora ferma al palo, senza le risposte che la tifoseria aspetta da mesi.

Catanzaro, la lezione di chi programma
Prendiamo il caso delle Aquile. Anche loro hanno avuto il loro imprevisto: il nuovo allenatore Marco Turati ha fatto un inatteso passo indietro dopo aver già impostato il lavoro. Un problema serio, capitato a stagione ormai alle porte. E come ha reagito la società? Muovendosi in fretta e individuando subito il sostituto, indicato in Gorgone. Nessun dramma, nessuna paralisi: problema, soluzione, avanti. Non solo. L’amministrazione comunale si è attivata tempestivamente per avviare i lavori allo stadio Ceravolo, con un obiettivo chiaro e ambizioso: far disputare tutte le gare di campionato in casa. Programmazione, rapidità, concretezza. Così si costruisce una stagione.

Cosenza, il tempo che scorre e nessuno che decide
Ora spostiamoci di pochi chilometri, e il quadro cambia radicalmente. Alla data del 2 luglio, il Cosenza si ritrova ancora senza un allenatore, senza un direttore sportivo ufficiale e con la sede del ritiro estivo non ancora definita. Un ritardo nella programmazione che ha dell’incredibile per una piazza di questa storia. Mentre le altre lavorano, i Lupi aspettano; mentre le altre annunciano, in casa rossoblù cala il silenzio. E non è finita: c’è discrepanza persino sui lavori dello stadio San Vito-Marulla, per i quali si dovrà attendere addirittura la seconda metà di agosto. Un altro punto interrogativo che si aggiunge a una lista già troppo lunga.

Il confronto che brucia
Il paragone è impietoso e parla da solo. Da una parte una società che, di fronte al dietrofront di un allenatore, trova subito il sostituto e mette in moto il Comune per lo stadio. Dall’altra un club che, a stagione ormai imminente, non ha ancora nome del tecnico, direttore sportivo ufficiale né un campo dove preparare l’annata. Non è questione di soldi soltanto; è questione di metodo, di visione, di volontà di decidere. Il Catanzaro dimostra che, quando c’è la volontà, i problemi si affrontano e si risolvono. Il Cosenza, in questo momento, dimostra esattamente il contrario.

E il tempo, intanto, non aspetta
Ogni giorno che passa senza decisioni è un giorno regalato alla concorrenza. I ritiri delle altre sono già partiti o pronti a partire, il mercato entra nel vivo, i calendari si avvicinano. E i tifosi rossoblù, che di pazienza ne hanno avuta fin troppa, guardano a pochi chilometri di distanza e vedono come si dovrebbe fare. La domanda, a questo punto, è una sola: quanto ancora dovrà aspettare Cosenza prima di vedere qualcuno prendere in mano la situazione con la stessa determinazione dei vicini? Perché il calcio, come la storia insegna, non premia chi resta a guardare.

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