HomeCosenza CalcioIl nome è in vendita, e non appartiene a Guarascio. La partita...

Il nome è in vendita, e non appartiene a Guarascio. La partita si sposta sul marchio Cosenza 1914

Nuova fumata nera sulla cessione: pretese giudicate eccessive. Ma gli imprenditori valutano un'altra strada, e il marchio storico non appartiene a Guarascio.

Per settimane la discussione è ruotata attorno a una cifra: quanto chiede Eugenio Guarascio per cedere il Cosenza Calcio. La risposta, secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Sud, è arrivata ancora una volta nello stesso modo delle precedenti: le pretese sono state giudicate eccessive dal gruppo di imprenditori locali guidato dal commercialista Luca Di Donna e dall’avvocato Giuseppe Carratelli. Nuova fumata nera.

Ma dentro quella ricostruzione c’è un passaggio che sposta l’intera partita, e che finora nessuno ha messo a fuoco.

Una parte degli imprenditori interessati starebbe valutando una strada completamente diversa: appoggiare una società già esistente del territorio, spingerla verso le posizioni di vertice e verso la promozione nella categoria superiore. E, contestualmente, rilevare il marchio del Cosenza 1914.

Quel marchio non appartiene all’attuale proprietà. È stato acquisito in passato da Pino Citrigno, che — sempre secondo la ricostruzione — si sarebbe già detto disponibile ad allacciare un dialogo costruttivo, in presenza di un business plan convincente.

Perché questo dettaglio cambia tutto

Fino a ieri l’ipotesi di ripartire da una nuova società aveva un difetto che sembrava insormontabile, e lo abbiamo scritto proprio su queste pagine: nome, stemma, anno di fondazione e colori appartengono alla società esistente, non alla città. Una nuova realtà che ripartisse dai dilettanti non avrebbe potuto chiamarsi Cosenza 1914, e avrebbe dovuto chiedere a una tifoseria che della propria identità ha fatto una bandiera di riconoscersi in un nome inventato.

Se il marchio storico è nelle mani di un terzo, e quel terzo è disposto a trattare, l’obiezione cade.

Resterebbero in piedi i debiti e il titolo sportivo di Serie C, che restano della società di Guarascio. Ma cambierebbe radicalmente la natura dell’operazione: non più comprare un’azienda indebitata a un prezzo ritenuto fuori mercato, bensì costruirne una nuova partendo da un club sano e aggiungendoci l’unica cosa che davvero non si può fabbricare — un nome che a Cosenza significa qualcosa dal 1914.

Quello che il piano comporta davvero

Chi immagina una soluzione rapida farebbe bene a guardare la scala. Dalle categorie dilettantistiche alla Serie C ci sono quattro promozioni: Promozione, Eccellenza, Serie D e il salto tra i professionisti, che è il più difficile di tutti. Nel migliore dei casi, vincendo ogni campionato al primo tentativo, servono quattro stagioni. Nella realtà, dove i playoff si perdono e la Serie D si inceppa, ne servono molte di più.

E c’è un vincolo di calendario che vale la pena ricordare: le operazioni societarie necessarie per far partire un nuovo soggetto — acquisizioni di titoli, fusioni, cambi di denominazione — hanno scadenze federali fissate a metà luglio. Significa che una scelta del genere, per la stagione 2027/28, andrebbe maturata entro la primavera.

Non è una strada che si può tenere aperta all’infinito come piano di riserva.

La città con due squadre, e il precedente

Va anche detto, perché la memoria qui conta: Cosenza ha già avuto due squadre contemporaneamente. Accadde nella stagione 2004/2005, dopo la radiazione del Cosenza Calcio 1914 e la riammissione in Serie D a seguito dei ricorsi, con una seconda società arrivata in città dal trasferimento di un club di Castrovillari. La convivenza durò dodici mesi, il derby fu interrotto da un’invasione di campo di tifosi che contestavano entrambe le formazioni, e si concluse con il fallimento della più antica delle due.

Non è un argomento per non provarci. È un argomento per sapere cosa comporta.

Il punto politico

C’è infine una conseguenza che riguarda chi oggi detiene il controllo. Se una cordata locale dovesse davvero muoversi su un altro club e sul marchio storico, la società di Guarascio si troverebbe in una posizione diversa da quella attuale: continuerebbe a possedere un titolo sportivo di Serie C e un’esposizione debitoria, ma in una città che nel frattempo avrebbe cominciato a costruirsi una squadra alternativa, con il nome giusto e senza debiti.

In quello scenario il valore di ciò che è in vendita oggi non salirebbe. Scenderebbe.

Per questo il dettaglio del marchio è la notizia più rilevante delle ultime settimane, molto più della quinta fumata nera. Finora la trattativa è stata una questione di prezzo tra due parti, con una delle due libera di non rispondere. D’ora in poi potrebbe diventare una gara contro il tempo, in cui chi aspetta rischia di ritrovarsi con un’azienda che vale meno di quanto valeva quando ha detto di no.

ARTICOLI CORRELATI

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

- Advertisment -

COSENZA CALCIO

Commenti Recenti