Sipario. Ore 21:00, stadio “Monterisi” di Cerignola. Il Cosenza — o meglio, quella entità aziendale in perenne stato confusionale che i tifosi ormai chiamano affettuosamente “la Guarascese” — apre ufficialmente il campionato di Serie C 2026/2027. E se pensavate che dopo un’estate del genere il peggio fosse alle spalle, complimenti per l’ottimismo: è solo il trailer.
Un ritiro trovato con il contagocce, tra boschi e febbre
Partiamo dal principio, perché la trama merita di essere raccontata dall’inizio, come si fa con i grandi classici. A poche settimane dall’avvio della preparazione, il club non aveva ancora trovato una struttura dove ospitare la squadra. Non un dettaglio da poco, per una società che dovrebbe organizzare un ritiro precampionato, non un centro estivo dell’oratorio all’ultimo minuto. Tra impianti indisponibili, campi in ristrutturazione e strutture già prenotate da altri (evidentemente più organizzati), la soluzione è arrivata solo all’ultimo tuffo: San Giovanni in Fiore e Camigliatello Silano, tra i boschi della Sila. Suggestivo, per carità — se non fosse che sembra meno la scelta di un club professionistico e più quella di una gita scolastica organizzata la sera prima.
E come da miglior tradizione fantozziana, non poteva mancare l’imprevisto sanitario: nel bel mezzo della preparazione, una febbre misteriosa ha colpito mezza squadra. Non uno o due giocatori influenzati, no: mezza rosa. Il tipo di dettaglio che, in qualunque club normale, farebbe scattare l’allarme nutrizionista-preparatore atletico-medico sociale. Qui, invece, sembra quasi un rito di passaggio stagionale, tanto ricorrente da meritare ormai una casella fissa nel calendario del precampionato rossoblù.
Il Marulla, questo sconosciuto
Nel frattempo, lo stadio di casa — quel “San Vito-Gigi Marulla” che dovrebbe essere la base operativa naturale di qualsiasi squadra che si rispetti — resta ostaggio di una faida tutta politico-amministrativa tra il club e il Comune, con tanto di sindaco che ritira letteralmente le chiavi e minaccia denunce. Il risultato pratico? Il diesse Lucioni che, come un geometra alla ricerca disperata di un terreno edificabile, gira la città per trovare due campi in erba e uno in sintetico dove far allenare la squadra. Non stiamo parlando di un settore giovanile di paese: stiamo parlando della prima squadra di un club che ha giocato in Serie B fino a pochi anni fa.
La tifoseria? Presente solo per protesta
E qui arriva forse la scena più amara della sceneggiatura: il ritiro in Sila, raccontato dalle cronache come “sereno” — ma di quella serenità sospetta, silenziosa, quasi imbarazzante. La verità è che la tifoseria ha scelto la via dell’assenza, accogliendo i volti nuovi della rosa con un’indifferenza generale che dice più di mille cori contro. Non contestazione rumorosa: proprio disinteresse. Il pubblico più caldo di Calabria che guarda la propria squadra come si guarda un condominio in ristrutturazione di cui non frega niente a nessuno, tanto prima o poi la incontrerai comunque per le scale.
Il valzer societario: due anni di trattative fantasma
Sullo sfondo, l’immancabile telenovela societaria, giunta ormai a stagioni. Un consiglio comunale intero, maggioranza e opposizione unite come raramente accade nella storia della politica italiana, che vota compatto contro Guarascio. Trattative di cessione naufragate, un fantomatico investitore legato alla finanza araba di Dubai che bussa alla porta dal 2024 senza mai davvero entrarci, e il presidente che alterna dichiarazioni bellicose (“pronto a lasciare, ma non cedo a ricatti”) a un attaccamento alla poltrona che definire “resiliente” è quasi un complimento eccessivo.
E la squadra, in tutto questo?
Ah già, c’è anche una squadra di calcio, in mezzo a questo teatro dell’assurdo. Guidata da un allenatore, Coppitelli, arrivato con un curriculum di tutto rispetto e probabilmente l’unica vera nota di serietà in questo canovaccio — al netto della sfortuna di essere capitato proprio nell’anno in cui la società ha deciso di reinterpretare in chiave contemporanea il capolavoro di Paolo Villaggio. Poveretto: gli hanno dato ventidue convocati, un pallone e la missione impossibile di fare ordine dove regna il caos.
Stasera, a Cerignola, si scoprirà se il campo può ancora essere l’unico luogo dove la Guarascese riesce a essere presa sul serio. Ma dopo un’estate così, onestamente, la vera notizia sarebbe se la squadra scendesse in campo con undici giocatori, il pallone giusto, e — sorpresa delle sorprese — uno stadio agibile alle spalle per il ritorno a casa.
Buon inizio di stagione, Cosenza. Ne avrai bisogno.

