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Campioni d’Europa a marzo, Serie B a settembre: la parabola della Smile Cosenza

Sei mesi dopo la Conference Cup vinta ad Atene, la rinuncia alla Serie A1. Cosa perde la città, e la domanda sulle strutture che riguarda tutti.

Il 29 marzo 2026, ad Atene, la Smile Cosenza Pallanuoto batteva 14-13 il CN Sant Feliu e alzava la Conference Cup. Primo titolo continentale della sua storia, uno dei risultati più importanti mai ottenuti dallo sport calabrese, il nome di Cosenza sul gradino più alto d’Europa.

Il 23 settembre 2026, quella stessa società ha comunicato ufficialmente la rinuncia al campionato di Serie A1 femminile.

Sei mesi esatti tra le due date.

Una scelta definita dolorosa e responsabile

La società ha spiegato di aver formalizzato l’iscrizione al massimo campionato nazionale perché voleva crederci fino alla fine. Poi ha dovuto prendere atto che non c’erano le condizioni e ha fatto un passo indietro: la stagione 2026/2027 si giocherà in Serie B.

Nel comunicato c’è l’elenco di ciò che la città perde con quella rinuncia, ed è un elenco che riguarda tutti, non solo chi segue la pallanuoto. Le partite di A1 avrebbero portato presenze alberghiere, ristorazione, servizi, visibilità e promozione del territorio. Avrebbero significato squadre, staff e tifoserie in arrivo da tutta Italia più volte al mese. E, soprattutto, avrebbero dato ai giovani della città la possibilità di vedere dal vivo, a casa propria, un appuntamento internazionale di pallanuoto.

Perdere la Serie A1, scrive la società, significa perdere anche la possibilità di trasformare un successo sportivo europeo in un’occasione per Cosenza e per la Calabria.

Il problema che non riguarda solo loro

Qui sta il punto che merita di essere detto chiaramente. Una squadra non rinuncia al campionato più importante d’Italia per mancanza di ambizione: ci rinuncia quando mancano le condizioni materiali per sostenerlo. E in una città che negli ultimi mesi ha visto la propria squadra di calcio giocare le partite interne fuori provincia, la domanda sulle strutture sportive smette di essere un tema di settore e diventa un tema cittadino.

Cosenza ha prodotto una squadra capace di vincere in Europa. Non è riuscita a tenersela in Serie A1.

Non è la fine

La società ha tenuto a precisare che la rinuncia non rappresenta la fine del progetto, ma la conclusione di un ciclo straordinario e l’inizio di un percorso nuovo. Si riparte dalla Serie B, si riparte da Cosenza, e non si rinuncia alla pallanuoto.

È una formula che in altre circostanze suonerebbe di circostanza. Qui no: viene da una società che ha appena dimostrato, in acqua, di saper arrivare in cima all’Europa partendo da una provincia del Sud.

Il titolo del marzo scorso resta negli albi d’oro e nessuno può toglierlo. Quello che resta da capire è se questa città sia in grado, la prossima volta, di stare al passo con le sue stesse eccellenze.

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