HomeCalcio e FinanzaQuarant'anni dopo, un altro Carratelli. E stavolta deve comprarlo

Quarant’anni dopo, un altro Carratelli. E stavolta deve comprarlo

Nel 1986 Peppino Carratelli fu eletto presidente al cinema Italia e in due anni portò il Cosenza in Serie B. Oggi il nipote guida la cordata che vuole comprarlo.

Il 31 ottobre 1986, al cinema Italia di Cosenza, un avvocato di cinquantaquattro anni viene eletto presidente del Cosenza Calcio 1914. Si chiama Giuseppe Carratelli, per tutti Peppino. Non arriva da solo: intorno a lui c’è un direttivo di professionisti chiamato da Franco Covello con un mandato preciso, costruire una struttura capace di evitare le crisi economiche che avevano già messo in ginocchio il club.

Diciotto mesi dopo, quel Cosenza è in Serie B. Ventiquattro anni di attesa finiti. In panchina c’era Gianni Di Marzio, in campo Simoni, Padovano, Urban, Lucchetti, e quel numero dieci di Argenta che si chiamava Denis Bergamini e a cui oggi è intitolata la Curva Sud.

Nel 2014, in un sondaggio di Cosenza Channel, i tifosi lo eleggeranno presidente del secolo.

Peppino Carratelli è morto l’11 aprile 2021, dopo una lunga malattia. I giocatori scesero in campo con la fascia di lutto al braccio. In quelle ore Eugenio Guarascio diffuse una nota di cordoglio in cui lo definiva padre nobile e punto di riferimento costante, e usò una formula che oggi, riletta, suona in un modo diverso: disse di essere stato «colui dal quale raccolsi simbolicamente il testimone alla guida della società».

Quel testimone, adesso, un Carratelli prova a riprenderselo.


Il nipote

A muovere le fila della nuova trattativa per rilevare il Cosenza Calcio è un giovane avvocato che porta lo stesso nome del nonno: Giuseppe Carratelli. Lo scrive il Corriere della Calabria, e la Gazzetta del Sud ne aveva anticipato l’operazione: insieme al commercialista Luca Di Donna, Carratelli sta provando a ricucire il tessuto di una cordata di imprenditori cosentini, dentro cui figurano nomi già usciti negli anni scorsi come Vincenzo Rota e Alfredo Citrigno, entrambi scottati dai tentativi precedenti.

È un’operazione che ha un precedente storico esatto. Anche nel 1986 il Cosenza usciva da una crisi economica e da anni di incertezza. Anche allora la risposta non fu un uomo solo con il portafoglio, ma un gruppo di professionisti e imprenditori locali messi intorno a un tavolo da qualcuno capace di convincerli. Anche allora il nome di chi teneva insieme il gruppo era Carratelli, e faceva l’avvocato.

La differenza, e non è piccola, è che nel 1986 il club andava rifondato. Oggi va comprato. E il prezzo lo fa una sola persona.


Quello che è verificato e quello che non lo è

Sulla vicenda circolano molte informazioni, e conviene distinguere.

È documentato che Carratelli e Di Donna hanno ricevuto mandato per riaprire il confronto, e che Di Donna ha avuto un colloquio telefonico con la dirigenza rossoblù e con Guarascio. È documentato che la cordata avrebbe predisposto una lettera con il progetto, indirizzata anche al sindaco e al prefetto.

È invece indiscrezione, allo stato non confermata, tutto il resto: il sostegno di una holding canadese, la volontà di trattare senza intermediari con un prendere o lasciare, la pubblicazione dei nomi di tutti gli imprenditori coinvolti e l’ipotesi di un incontro con la stampa. Sulla cordata canadese, in particolare, va ricordato che quella pista era già naufragata in estate.

Quanto al cosiddetto piano B — una seconda squadra per rilanciare il calcio cittadino dalla prossima stagione — esiste come ipotesi e come sussurro, ma il Corriere della Calabria invita alla prudenza: farla nascere a campionati appena iniziati sarebbe una fuga in avanti, un’idea semmai da coltivare sottotraccia per la prossima estate.


Il cerchio che si chiude

C’è un dettaglio, in questa storia, che nessun ufficio stampa avrebbe saputo inventare.

Il 31 ottobre 1986 Peppino Carratelli venne eletto presidente del Cosenza Calcio al cinema Italia. Quarant’anni dopo, nello stesso cinema Italia, i tifosi rossoblù si sono riuniti in assemblea pubblica per discutere del futuro della loro squadra, dello stadio che non possono più usare e di una proprietà che non se ne va.

Stesso luogo, stessa città, stessa domanda: chi tiene in piedi il Cosenza.

Nel 1986 la risposta fu un gruppo di cosentini che si mise insieme e in due anni portò la squadra in Serie B. Nel 2026 la risposta dipende da quanto chiede, oggi, chi il Cosenza lo possiede: a giugno la richiesta era di circa tredici milioni, tra accollo dei debiti e una buonuscita di quattro milioni. Da allora la rosa che giustificava parte di quel prezzo è stata venduta, la squadra è penultima e lo stadio è inagibile da centoquarantuno giorni.

La nostalgia, da sola, non compra niente. Ma serve a ricordare una cosa che a Cosenza si è dimenticata: che questa città, quando ha voluto, il suo Cosenza se l’è costruito da sola.

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