C’è un copione che a Cosenza si recita dal 2021. La squadra va male, la piazza si infiamma, la società annuncia di essere disponibile a cedere, si affacciano dei compratori, si parla di incontri e di settimane decisive. Poi tutto si ferma. Dall’era Covid a oggi sono quattro le volte in cui Eugenio Guarascio ha aperto alla cessione, e quattro le volte in cui l’operazione non si è conclusa. Sempre, secondo le ricostruzioni, per volontà del patron.
La quinta è cominciata martedì.
Cosa è successo. Dieci giorni dopo il comunicato con cui il club invitava chiunque fosse interessato a farsi avanti, la risposta è arrivata. Come scrive la Gazzetta del Sud, un gruppo di imprenditori locali ha dato mandato al commercialista Luca Di Donna e all’avvocato Giuseppe Carratelli di riaprire la trattativa. Le consultazioni sono partite: Di Donna ha avuto un colloquio telefonico con la dirigenza rossoblù e con Guarascio in particolare, per riprendere il discorso interrotto in estate. La cordata avrebbe predisposto una lettera con il progetto, indirizzata anche al sindaco e al prefetto.
Due facce già viste. Carratelli e Di Donna non sono nomi nuovi in questa storia: sono gli stessi due professionisti che avevano assistito il gruppo di Vincenzo Rota nella trattativa dell’estate, analizzando per settimane la documentazione contabile del club. Il che significa che la cordata di oggi arriva al tavolo sapendo già tutto: conosce i debiti, conosce le poste discusse, conosce le richieste della proprietà. Non è un compratore che deve ancora aprire i faldoni. È un compratore che li ha già letti e che, evidentemente, ha deciso che vale ancora la pena provarci.
Perché a luglio saltò. I numeri di quella trattativa sono noti. La richiesta complessiva si aggirava sui 13 milioni: l’accollo dei debiti, stimati tra i 7 e i 9 milioni, più una buonuscita di circa 4 milioni per il patron uscente. Rota era disposto a farsi carico dell’esposizione, anche integralmente, e aveva aggiunto un bonus in caso di promozione in Serie B. Non era disposto a versare denaro contante a Guarascio, e proponeva al suo posto il credito da 2,1 milioni che il club sostiene di vantare verso il Comune — credito che, secondo l’avvocatura comunale, non esiste.
La trattativa non morì sui debiti. Morì sulla cifra per uscire di scena.
Cosa è cambiato da allora. Tre cose, tutte nella stessa direzione. La rosa che giustificava parte della richiesta, valutata attorno ai 5,6 milioni, è stata ceduta quasi per intero durante il mercato estivo, con incassi superiori al milione e mezzo, e sostituita con giovani e scommesse. La squadra è penultima con due punti in sei giornate e nessuna vittoria, con il rischio concreto di una retrocessione che dimezzerebbe il valore del titolo sportivo. Lo stadio resta inutilizzabile: sono 141 giorni dall’ultima partita al Marulla.
I debiti, invece, sono rimasti dov’erano.
La domanda. Se l’azienda vale meno e le passività sono le stesse, l’unica variabile che può muoversi è il prezzo. O la buonuscita è uscita dal tavolo, e allora questa trattativa ha una possibilità concreta di chiudersi, o è ancora lì, e allora finirà come le altre quattro.
La novità vera. C’è però un elemento che nelle precedenti quattro volte non c’era: la lettera al sindaco e al prefetto. Scrivere alle istituzioni non serve a comprare. Serve a lasciare una traccia. Significa che, questa volta, un eventuale rifiuto non resterà una questione privata tra due imprenditori, ma un atto depositato sul tavolo di chi amministra la città e di chi ne garantisce l’ordine pubblico.
Nelle quattro volte precedenti la trattativa moriva nel silenzio. Questa volta il silenzio, se arriverà, avrà due testimoni.

