Mentre la stampa diserta, i tifosi restano fuori e la società si nasconde, Buscè recita il suo “mea culpa” in una sala stampa deserta. Domani contro il Siracusa va in scena l’ennesimo atto del teatro d’avanguardia di Cosenza.
COSENZA – Non chiamatela conferenza stampa. Quello a cui abbiamo assistito alla vigilia di Cosenza-Siracusa è stato piuttosto un confessionale privato, un momento di “intimità” forzata tra un allenatore abbandonato a se stesso e l’unico microfono rimasto acceso in una città che ha deciso, per dignità, di spegnere la luce.
L’immagine di Antonio Buscè che parla nel vuoto pneumatico del “Marulla” è l’istantanea perfetta del disastro attuale. Da una parte una stampa locale che, con un atto di protesta senza precedenti, ha deciso di non seguire più le farse pre-partita; dall’altra un tifo organizzato che preferisce il silenzio delle strade al cemento di uno stadio ostaggio di una gestione societaria indifendibile.
Le scuse tardive di chi ha perso la bussola
In questo clima da “day after”, Buscè prova a ricucire lo strappo sui “palati fini”. Chiede scusa, dice che è stato frainteso, che la sua era solo una reazione piccata a una domanda ironica. Ma a chi chiede scusa, se in sala non c’è nessuno? Le sue parole rimbalzano sulle pareti fredde di una stanza che un tempo vibrava di passione e che oggi trasuda solo rassegnazione. Il tecnico ci “mette la faccia”, ma sembra non accorgersi che la sua faccia è ormai l’unico parafulmine rimasto a proteggere una proprietà che si nasconde dietro i suoi silenzi e i suoi mercati al ribasso.
Il “de profundis” psicologico: la mazzata Monopoli
Le ammissioni tecniche sono, se possibile, ancora più inquietanti. Buscè confessa che la squadra è finita in un incubo psicologico dopo la sconfitta con Giugliano. Una squadra che si “sgonfia” perché il primo posto è lontano è una squadra che non ha anima, né palle, né guida. Sentire un allenatore dire che i suoi giocatori sono “frastornati” e che manca la “fame di chi deve portare a casa il pane” è il de profundis definitivo sulle ambizioni stagionali.
Il Siracusa alle porte: un’altra ultima spiaggia nel deserto
Domani arriva il Siracusa. Un’altra squadra che lotta per la vita, proprio come quel Giugliano che ha banchettato sulle rovine di un Cosenza “imbarazzante”. Buscè parla di “riscatto immediato” e di “esame di coscienza”, ma con quali armi? Con un Langella che è il “termometro in difficoltà” della squadra e con giovani buttati nella mischia senza un paracadute di esperienza?
La verità è che Cosenza-Siracusa non sarà una partita, ma un soliloquio nel deserto. Buscè continuerà a recitare la sua parte da aziendalista convinto, la società continuerà a contare i risparmi di un mercato di gennaio offensivo per la piazza, e i tifosi resteranno fuori, unici custodi di una dignità che all’interno di quelle mura sembra essere stata smarrita da tempo.
Il fondo è stato toccato, ma a Cosenza qualcuno sembra aver iniziato a scavare.

