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Luglio, il mese delle scelte: tutti progettano il futuro, il Cosenza resta avvolto nel silenzio

Mentre tutte le società progettano la nuova stagione, in casa rossoblù regnano incertezza e dubbi: il nodo dello stadio con il rischio di giocare sempre in trasferta, la cessione bloccata e il timore più grande, perdere di nuovo il legame con la piazza.

Luglio è, da sempre, il mese della verità per le società di calcio. È il momento delle scelte decisive in vista della nuova stagione: l’allenatore, i calciatori, il ritiro e tutte le attività connesse all’allestimento della squadra. Mentre l’intero panorama professionistico si muove con decisione in questa direzione, però, c’è una piazza che stona nel coro generale. Ed è proprio quella rossoblù.

Un silenzio che pesa
Il Cosenza si distingue, in questo avvio di luglio, per il silenzio che permea il club, lasciando forti dubbi e incertezze sul futuro. Mentre altrove si annunciano tecnici, si definiscono ritiri e si costruiscono organici, in casa rossoblù regna una quiete che ha poco di rassicurante. Non è la calma di chi lavora sotto traccia, ma quella, ben più inquietante, di chi non riesce a sciogliere i nodi che tengono in ostaggio l’intera stagione. E ogni giorno di silenzio è un giorno che pesa sulle spalle di una tifoseria stanca di attendere.

Il nodo dello stadio
Il primo, grande problema è quello dell’impianto sportivo cittadino. La questione è tutt’altro che risolta: pare sia stato addirittura predisposto un ricorso contro la decisione del Comune. Se la situazione non dovesse cambiare, lo scenario che si prospetta è pesantissimo: i rossoblù rischiano di dover giocare sempre in trasferta, con un notevole esborso economico. Un club senza casa, costretto a peregrinare di campo in campo, con costi che si sommano a un bilancio già fragile. Difficile immaginare un punto di partenza più complicato per costruire una stagione.

La cessione bloccata
Sul fronte societario, la fotografia è quella di un’occasione che non riesce a concretizzarsi. Ci sarebbero imprenditori volenterosi, pronti a investire nelle casse del Cosenza; ma c’è una condizione precisa, sempre la stessa, che finora ha bloccato tutto: sarebbero disposti a farlo solo se l’attuale proprietario decidesse di farsi da parte. E qui sta il cortocircuito, perché ad oggi questa volontà non emerge, e domanda e offerta non si sono mai davvero incontrate. Il risultato è uno stallo che si trascina, con la sensazione che le condizioni per una svolta ci sarebbero anche, se solo qualcuno decidesse di aprire la porta.

Il vero timore: perdere di nuovo la piazza
Ma al di là di come andrà a finire, c’è una paura più profonda che serpeggia tra i tifosi, ed è forse la più concreta di tutte. Il timore è quello di rivivere l’esperienza dello scorso anno: un interesse progressivamente scemato e un lento, doloroso distacco della squadra dal territorio che dovrebbe rappresentare. È questo il rischio più grande, più di una categoria o di un bilancio: che il legame tra il Cosenza e la sua gente, già logorato, si spezzi del tutto. Perché una squadra può ripartire da una serie inferiore, può cambiare proprietà, può ricostruire; ma se perde la sua gente, perde tutto.

E allora luglio, il mese in cui tutti costruiscono, per Cosenza rischia di essere ancora una volta il mese delle domande senza risposta. La speranza è che il silenzio, prima o poi, lasci spazio ai fatti. Perché il tempo, questo sì, non aspetta nessuno.

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