COSENZA – Cosenza Calcio a Caravaggio senza tifosi. Il tifo organizzato rossoblù alza la voce e sceglie la linea della fermata. Attraverso un duro comunicato, il gruppo ultras Anni Ottanta Cosenza ha annunciato che non sarà presente domenica prossima a Caravaggio per la sfida contro l’Atalanta Under 23. Una decisione sofferta ma irrevocabile, che affonda le radici in una critica profonda al sistema calcistico attuale.
La nostalgia del “calcio di una volta”
Il cuore della protesta è il rifiuto totale dell’evoluzione che il mondo del pallone ha subito negli ultimi decenni. Gli ultras esprimono una forte nostalgia per il calcio di una volta, quello delle partite giocate in contemporanea la domenica pomeriggio e delle trasferte libere, vissute senza l’oppressione di tessere o divieti.
Secondo il gruppo, lo stadio ha smesso di essere un luogo di aggregazione sociale per trasformarsi in un ambiente asettico, simile a un teatro, dove tornelli, telecamere e perquisizioni invasive limitano la libertà di espressione del tifo.
Il nodo “Squadre B” e la protesta contro la società Cosenza Calcio
L’assenza a Caravaggio assume un valore simbolico ancora più forte poiché l’avversario è una “Squadra B”. Gli Anni Ottanta contestano duramente la scelta di iscrivere le seconde squadre dei grandi club ai campionati professionistici:
- Squadre B: viste come un prodotto del “potere dei soldi” a discapito di piazze storiche escluse dal calcio che conta.
- Interessi economici: il gruppo punta il dito contro le PayTv e gli “orari balordi” dettati dai diritti televisivi.
- Gestione societaria: il comunicato non risparmia critiche alla presidenza del Cosenza Calcio, ribadendo la “diserzione volontaria ad oltranza” dallo stadio di casa a difesa della propria dignità.
Il documento si chiude con messaggi inequivocabili che riassumono la posizione del tifo organizzato: “No al calcio moderno”, “No alle squadre B” e l’esplicito invito al patron rossoblù con il coro “Guarascio vattene!”.

Questo il testo completo del comunicato “Siamo sempre più nostalgici del calcio di una volta, delle partite tutte in contemporanea alle 3 della domenica pomeriggio, delle trasferte libere, senza divieti e senza tessere, dei treni speciali, degli stadi come luogo di aggregazione sociale”.
“Detestiamo, invece, tutto quello che il calcio è diventato, le PayTv e gli orari balordi delle partite per i diritti televisivi, la repressione del tifo, le limitazioni imposte che vogliono rendere gli stadi sempre più simili a dei teatri, i tornelli, le telecamere ovunque e le perquisizioni corporali persino a bambini con i propri genitori.
“Ci sentiamo sempre più distanti da questo calcio moderno, in cui gli interessi di presidenti indegni e lestofanti tengono prigioniere intere città e la loro passione, in cui la repressione impedisce sempre più di esternare il proprio amore per la propria maglia ed i propri colori, di tifare liberamente, in cui per il potere dei soldi si è data la possibilità alle società più ricche di iscrivere le loro squadre B a campionati professionistici, a discapito di piazze storiche escluse per sempre dal calcio che conta“.
“Per tutti questi motivi domenica non saremo a Caravaggio al seguito del nostro amato Cosenza, nonostante le trasferte rappresentino, quando qualche assurdo divieto non ce lo impedisca, l’unica occasione in cui abbiamo la possibilità di tifare sui gradoni per i nostri colori, vista la diserzione volontaria ad oltranza dal nostro stadio di casa, a difesa della nostra dignità e contro una società per la quale ormai non abbiamo più parole da sprecare”.

