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Cosenza, è guerra totale: Guarascio non molla, e adesso spunta il “lupo” di Citrigno per rifondare tutto

Cessione bloccata dal muro dei 10 milioni e dalla pretesa di Guarascio di restare in società. Mentre le trattative saltano una dopo l'altra, Pino Citrigno apre alla cessione gratuita del marchio "Cosenza 1914" per rifondare. Ma a una condizione precisa.

Il calcio a Cosenza è sull’orlo del precipizio, e la frattura tra la piazza e il patron Eugenio Guarascio è ormai insanabile. I tifosi sono allo stremo, le trattative per la cessione continuano a saltare una dopo l’altra, e mentre il tempo per l’iscrizione al campionato scorre inesorabile, dalla città parte un segnale che può cambiare tutto: Pino Citrigno è pronto a tirare fuori dalla cassaforte lo storico marchio “Cosenza 1914”. Gratis. Ma a una condizione che pesa come un macigno.

Il muro dei 10 milioni
Andiamo con ordine. La cessione del club resta bloccata sempre dallo stesso scoglio: i numeri. Sul tavolo c’è una situazione debitoria stimata tra i 6 e i 7 milioni di euro, mentre Guarascio continuerebbe a chiedere una cifra vicina ai 10 milioni per lasciare. Un divario che non si è mai davvero ridotto. E c’è un secondo nodo, forse ancora più spinoso: il patron, in più occasioni, ha chiesto di restare in società con una quota — prima il 20%, poi sceso anche al 10% — dicendo apertamente di “avere necessità di rimanere”. Una richiesta che gli acquirenti, decisi a prendere il 100%, hanno sempre respinto.

Il cimitero delle trattative
La lista di chi ci ha provato e si è arreso è impressionante: Oliva, il gruppo Gigliotti, un fondo arabo, una holding italo-canadese, Alfredo Citrigno e da ultimo Vincenzo Rota. Tutti finiti contro lo stesso muro. L’imprenditore dei salumi Rota aveva chiesto un faccia a faccia diretto con Guarascio: il patron, impossibilitato, ha mandato un legale al suo posto. Per Rota non è bastato, e ha chiuso i contatti. L’ennesima fumata nera.

E adesso il “lupo”
Ed è qui che entra in scena Pino Citrigno, editore cinematografico ed ex presidente rossoblù, proprietario del marchio “Cosenza 1914”. La sua apertura ha riacceso la piazza: è disposto a cederlo gratuitamente per far nascere una nuova società, qualora Guarascio non venda. Ma attenzione, non è un assegno in bianco: «Il lupo resta nella cassaforte, ma non ci resterà in eterno. Sono disposto a darlo, ma devo vederci qualcosa. Guarascio? Non vedo l’intenzione di cedere». E poi l’avvertimento che sa di cicatrice personale — Citrigno ricorda la sua gestione, il debutto da 9.000 spettatori in Serie D, le promozioni e poi il fallimento: «Non si ripetano gli errori del passato. Non basta un temerario, e neanche due: serve un gruppo, con basi economiche certe. L’entusiasmo da solo non basta».

La corsa contro il tempo
Sullo sfondo, l’orologio che corre: le scadenze federali per l’iscrizione incombono e i margini si assottigliano ogni giorno. Lo stesso Citrigno ammette che, per fare le cose per bene, potrebbe già essere tardi per quest’anno. Restano tre strade: la cessione a Guarascio (l’unica che salva il titolo di Serie C, ma impantanata), la rifondazione dal basso con il marchio 1914 (che scalda i cuori ma richiede milioni veri), oppure lo stallo — lo scenario che fa più paura di tutti. La piazza trattiene il fiato. E il lupo, per ora, resta chiuso in cassaforte.

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