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Cosenza-Casarano 4-1: Buscè vola alto, ma avverte: “serve equilibrio e basta gol subiti da corner”

Buscè analizza il 4-1 sul Casarano: "Soffrire è normale in questo girone difficile, ma dobbiamo smettere di subire gol da calcio d'angolo, ne abbiamo presi tre di recente. La squadra ha la mentalità per vincere,

Cosenza – Tre punti, quattro gol e il consolidamento in zona playoff: il Cosenza guidato da Antonio Buscè celebra la vittoria per 4-1 sul Casarano, ma il tecnico, forte di un terzo posto momentaneo e del miglior attacco del girone (26 reti), non perde il suo innato senso di concretezza. In una conferenza stampa senza filtri, Buscè ha analizzato la gara, lodato la mentalità vincente e, soprattutto, puntato il dito sulle criticità che la squadra deve risolvere.

Cosenza: necessità di accettare i momenti di sofferenza

Buscè ha subito voluto smorzare l’idea che la vittoria sia arrivata senza patemi, sottolineando che la sofferenza fa parte del gioco, specialmente in un campionato insidioso come quello di Serie C “sono le dinamiche delle partite che a volte ti portano anche a soffrire un po’ di più. Se pretendiamo che la mia squadra possa comandare il gioco e fare un grande spettacolo per 100 minuti, non si può fare. È fisiologico, non lo fa nessuno.”

La chiave, secondo il tecnico del Cosenza, è l’equilibrio. L’analisi della gara contro il Casarano, definita una squadra pericolosissima in avanti (nonostante l’assenza di Millico, con i pericoli portati da Chiricò, Caiazzo, Perez e Malcore, quest’ultimo definito “di categoria superiore”), era incentrata proprio sulla gestione dei momenti:

“Abbiamo detto: nel momento in cui dobbiamo soffrire, bisogna anche abbassarci, cercare di fare la partita di sofferenza in quei 10, 15, 20 minuti,” ha spiegato il tecnico, evidenziando come la strategia fosse quella di sfruttare il difetto del Casarano, che non sempre rientra con i quattro attaccanti.

Buscè e il problema dei calci piazzati e dei goal subiti da palle ferme

Nonostante l’esito positivo, il tecnico ha lanciato un chiaro segnale d’allarme su un difetto che sta diventando strutturale: la vulnerabilità sui calci d’angolo. “È un segnale troppo negativo che ogni volta che c’è un angolo subiamo gol, già tre nell’ultimo periodo e sono tanti,” ha tuonato Buscè. “Abbiamo riaperto la partita in una situazione da palla inattiva. Qui bisogna lavorarci, magari tralasciare qualcos’altro e stare lì un po’ di più a creare proprio quell’attenzione, quella concentrazione che anche oggi ci ha causato qualche problemino.”

La sua richiesta è che i giocatori mantengano un’attenzione massima, consapevoli che ogni avversario affronta il Cosenza “con il coltello tra i denti” e “fa la partita della vita”.

Cosenza Casarano 4-1

Le scelte tecniche e l’Importanza della panchina

Il Mister ha difeso le sue scelte, in particolare i cambi, non dettati dall’estro, ma da una precisa logica tattica e gestionale. “Io non mi innamoro di nessun giocatore a livello calcistico” ha affermato in modo perentorio. “I cambi si fanno con la testa, con una lettura del momento della partita che la stessa partita ti richiede.”

A riprova della bontà delle sue rotazioni, l’allenatore ha lodato la reazione dei subentrati, Asciur e Cannavò, che hanno chiuso il match con due reti. “È una cosa molto positiva che Achour e Cannavò, magari anche, passatemi il termine, incazzati, entrino dalla panchina e ti facciano il 3-1 e il 4-1. Quando vedo giocatori che entrano sul pezzo e danno una mano alla squadra, questo è il giusto premio.”

Un elogio particolare è andato a Kouan, elemento chiave del centrocampo, che ha “alzato proprio il livello delle sue prestazioni“. Buscè ne ha rimarcato la condizione mentale: “Ha trovato l’equilibrio mentale, sorride, è contento… Quando un ragazzo sta bene, non è un caso che fa queste prestazioni. Questa è la forza di questo gruppo.”

L’umiltà come mentalità vincente

Davanti al terzo posto e al miglior attacco, Buscè ha concluso il suo intervento con un richiamo all’umiltà, raccontando anche il suo percorso personale, ricco di successi (quattro titoli nazionali negli ultimi cinque anni, tra cui due scudetti e una Coppa Italia, in settori giovanili e Primavera).

“Io ho tanto equilibrio. C’ho i piedi di piombo a terra, grande umiltà, testa bassa e poi mi tappo le orecchie,” ha dichiarato, mettendo in guardia dai proclami. “Nel calcio non bisogna mai parlare prima. Nel calcio bisogna lavorare, lavorare e sapere dove si può arrivare.”

La sfida si sposta ora in trasferta contro il Latina, definita una squadra “imprevedibile” e “rognosa, soprattutto in casa loro.” L’obiettivo è chiaro: “tenere sempre i ritmi alti,” perché “appena abbassiamo un po’ il ritmo si va in difficoltà.”

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