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Cosenza sfortunato o malgestito?

Quanti anni il Cosenza ha giocato in Serie B, con quali presidenti da Pagliuso a Guarascio, e perché è retrocesso in Serie C nel 2024-25: penalità e crollo.

Sfortuna o malagestione? I numeri non lasciano scampo. La sfortuna è l’episodio, il rimbalzo, l’arbitraggio storto di una domenica. Quella del Cosenza non è sfortuna: è un disegno che si ripete da anni. I quattro punti di penalizzazione non sono caduti dal cielo, sono il frutto di versamenti mancati e confermati da ogni tribunale. La retrocessione era già scritta sul campo. Lo stadio perso, l’iscrizione all’ultimo respiro, una cessione che non si chiude mai: troppe coincidenze per chiamarla scalogna. Il Lupo non è nato sotto una cattiva stella. È stato mal gestito. E la differenza, per una città intera, è enorme.

Quanti anni in cadetteria

Il Cosenza è una delle grandi habitué della Serie B: in totale conta circa 26 partecipazioni al campionato cadetto, dove ha esordito nel 1946-1947, senza però aver mai raggiunto la Serie A. La presenza dei Lupi tra i cadetti si concentra soprattutto in tre grandi cicli: la lunga epoca d’oro tra gli anni ’80 e ’90, culminata con il miglior piazzamento di sempre (il quinto posto del 1991-92); il blocco di cinque stagioni consecutive dal 1998-99 al 2002-03; e infine l’ultimo ciclo, sette stagioni di fila dal 2018-19 fino al 2024-25.

Con quali presidenti

L’epoca d’oro della Serie B passa per due figure. Prima Bonaventura La Macchia, alla guida nei primi anni ’90; poi, dal 1994, Paolo Fabiano Pagliuso, che rilevò le quote e tenne la presidenza per circa un decennio, attraversando i campionati di B fino al fallimento del 2003. La sua avventura fu segnata anche da una dura vicenda giudiziaria — otto mesi di carcere — conclusasi con la piena assoluzione. Dopo anni di fallimenti e ripartenze dai dilettanti, l’ultimo ciclo in Serie B porta invece un solo nome: Eugenio Guarascio, presidente dal 2011 e il più longevo della storia rossoblù, l’uomo che riportò i Lupi tra i cadetti nel 2018 dopo quindici anni di assenza.

Perché e come sono retrocessi in C

La caduta arriva al termine della stagione 2024-2025, e ha due facce. La prima è quella amministrativa: il 29 agosto 2024 il Tribunale Federale Nazionale infligge al club 4 punti di penalizzazione per violazioni amministrative, legate al mancato versamento nei termini delle ritenute IRPEF e dei contributi previdenziali entro la scadenza federale. La società presenta ricorso su ricorso, ma il provvedimento viene confermato a ogni grado, fino al Collegio di Garanzia del Coni e al TAR del Lazio.

La seconda faccia è quella del campo. Dopo un avvio incoraggiante con Massimiliano Alvini in panchina, la squadra crolla e scivola all’ultimo posto già a fine 2024. Seguono i ribaltoni in panchina — Alvini esonerato, l’interim con Belmonte e Tortelli dal settore giovanile, poi il ritorno dello stesso Alvini — ma nulla cambia, sullo sfondo di una contestazione sempre più dura della tifoseria contro Guarascio.

Il verdetto è impietoso: il Cosenza chiude all’ultimo posto della Serie B con 34 punti conquistati sul campo, ridotti a 30 dalla penalizzazione. La retrocessione diventa aritmetica alla penultima giornata, con il ko per 2-1 contro il Südtirol. Così, dopo sette anni consecutivi tra i cadetti, i Lupi tornano in Serie C nel modo più amaro: per demeriti propri, dentro e fuori dal campo.

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