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Cosenza Calcio, carte contabili non fornite e trattative sistematicamente saltate. Guarascio non vuole o non può cedere?

Cinque trattative, cinque fallimenti, un unico denominatore comune: i bilanci che non vengono mostrati o solo parzialmente. Una tifoseria esasperata e un'intera città che inizia a farsi la stessa domanda: cosa c'è davvero dietro i bilanci che Guarascio non mostra?

COSENZA – “Anche questa trattativa per l’acquisizione del Cosenza Calcio è saltata”. Mentre la pressione è totale: piazza, istituzioni e politica che si muovono contro la proprietà che continua a rimanere arroccata nel suo castello e chiusa in un silenzio tombale, tra i tifosi cresce una voce: e se Guarascio non vendesse perché non può? Dopo la fine delle trattative dello scorso anno con Citrigno, Oliva, il gruppo Umbro a cui si sono aggiunte negli ultimi mesi quella i Canadesi e Rota, i tifosi sono sempre più convinti che Guarascio non voglia cedere e molti si chiedono cosa ci sia in quelle carte contabili che faticano ad uscire.

Cosenza Calcio: l’ennesima fumata nera

Partiamo dai fatti accertati e raccontati dalla stampa locale. L’ennesima trattativa per la cessione del Cosenza Calcio è saltata. Sia la pista della holding italo-canadese sia quella parallela dell’imprenditore Vincenzo Rota si sono arenate ai primi di giugno. Le ragioni ufficiali, secondo i cronisti che seguono la vicenda, sono due: una distanza economica giudicata incolmabile e, soprattutto, la mancata consegna agli acquirenti della documentazione contabile richiesta.

I numeri trapelati parlano chiaro: una situazione debitoria stimata tra i 6 e i 7 milioni di euro a fronte di una richiesta di Guarascio che si aggirerebbe sui 10 milioni. Una forbice che, da sola, basterebbe a spiegare perché nessun compratore serio chiuda. C’è poi il dettaglio che ha fatto saltare il tavolo con i canadesi: la liberatoria legale che avrebbe dovuto coprire tutte le società della galassia imprenditoriale del patron, ma che, secondo le ricostruzioni, faceva riferimento a una sola azienda del gruppo. Documenti parziali, ancora una volta. Con Rota la stessa cosa: non sono stati mostrati i documenti contabili, quindi niente cessione.

Cosenza Calcio Foggia1-0

I tifosi: “non vende perché non può? Cosa c’è in quei bilanci”

Tra i tifosi, ormai, la lettura più diffusa non è più “Guarascio non vuole vendere”, ma una versione più diretta: “Guarascio non può vendere”. Una sfumatura che cambia tutto. L’interpretazione che molti hanno fatto è che tutte le trattative siano diventate una sorta di teatro. Fumo negli occhi per placare una piazza esasperata: vedete, sto trattando, sto provando a vendere, ma non mi fanno offerte adeguate. Un copione, secondo i più sospettosi, buono a prendere tempo.

La domanda che serpeggia è semplice e brutale: perché un proprietario logorato da anni di contestazioni, che ha la stessa famiglia a spingerlo verso la cessione, continua a non mollare e soprattutto a non mostrare le carte contabili che gli acquirenti chiedono? È qui che il ragionamento dei tifosi prende la piega che ha generato il tormentone. Se il nodo è sempre lo stesso, la documentazione contabile dell’intera rete di società collegate, allora, si chiedono in tanti, cosa c’è davvero dietro quei bilanci? Debiti non dichiarati? Errori contabili? La risposta nessuno la conosce e forse non la conosceremo mai. Ma il sospetto, alimentato da anni di opacità e di silenzio del patron, è ormai un fiume in piena.

La pressione delle istituzioni

E qui sta la novità che rende questa vicenda diversa dalle solite. Perché stavolta non è solo la curva a chiedere la testa della proprietà: tutte le istituzioni cittadine il mondo imprenditoriale a essersi mosso, in modo compatto e trasversale, contro lo status quo. Il segnale più forte degli ultimi mesi è arrivato dal Consiglio comunale di due mesi fa.

In un’affollata seduta aperta dello scorso aprile, Palazzo dei Bruzi ha approvato una mozione che impegna ufficialmente l’amministrazione a non concedere il nulla osta per la stagione 2026-2027 qualora persistano le criticità, cioè qualora il club resti nelle mani dell’attuale proprietà. Un atto votato con il sostegno trasversale di consiglieri di maggioranza e opposizione.

Non è rimasta una semplice dichiarazione d’intenti. La mozione dà mandato agli uffici di valutare l’avvio del procedimento di risoluzione per inadempimento o revoca della convenzione dello stadio, firmata nel luglio 2023, con riferimento al mancato o ritardato pagamento dei canoni concessori e alla mancata produzione della documentazione richiesta. Lo stesso sindaco Franz Caruso aveva fatto trapelare l’ipotesi di togliere la concessione del Marulla, ricordando come l’impianto fosse stato concesso nonostante una situazione debitoria del club verso l’ente, e in vista di una cessione che poi non si è mai concretizzata.

Via lo stadio Marulla come arma (e come via d’uscita)

Di due giorni la notizia che con l’avvio del restyling del San Vito-Marulla, una relazione tecnica del Settore Lavori pubblici ha messo nero su bianco un punto delicato: cantiere e partite sono incompatibili per ragioni di sicurezza e ordine pubblico, al punto da rendere necessaria la sospensione dell’attività sportiva nell’impianto durante i lavori.

Cosenza Calcio protesta

Una circostanza che, come ha osservato la stampa locale, offre all’amministrazione una soluzione quasi “provvidenziale”: l’avvio dei lavori pubblici diventa il motivo tecnico per non avere lo stadio disponibile, aggirando di fatto la decisione politicamente esplosiva sul nulla osta diretto. La possibile indisponibilità del Marulla, in questa lettura, non nascerebbe da una morosità del club, ma dalla necessità di garantire l’impianto per i lavori. Comunque la si guardi, il risultato è lo stesso: la casa del Cosenza rischia di restare off-limits per la proprietà di Guarascio.

Il meme che è diventato sfogo

In questo clima infuocato e tortuoso c’è che invoca anche l’intervento della Guardia di Finanza. “Solo i finanzieri possono salvarci” è la frase-di chi, esausto, non riuscendo a ottenere trasparenza per vie normali, finisce per affidarsi all’idea che solo un occhio esterno e indipendente possa fare luce sulla reale situazione dei conti del club.

Il vero nodo resta la trasparenza

E forse è proprio questo il punto che la vicenda mette a nudo, al di là dei sospetti e dei meme. Il problema non è stabilire se dietro ci sia o non ci sia qualcosa: è che una tifoseria intera, e ormai anche le istituzioni che la rappresentano, siano ridotte a muoversi nel buio, perché da anni non arrivano risposte chiare. Quando un patron si trincera nel silenzio, quando le trattative saltano sempre sullo stesso ostacolo dei documenti, quando i numeri non vengono mostrati, il sospetto diventa inevitabile, e la politica si vede costretta a usare l’unica leva che ha, lo stadio. Il Cosenza, intanto, resta in mano a Eugenio Guarascio. E la città, sospesa tra rabbia e ironia amara, continua a ripetere il suo tormentone, aspettando che qualcuno, prima o poi, mostri finalmente le carte.

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