COSENZA – Le motivazioni scritte nelle dimissioni di Giovanni Folino, addetto stampa del Cosenza Calcio, non hanno sorpreso chi lavora nel settore. La lettera recapitata a Via Conforti ha messo nero su bianco ciò che molti sapevano già: lavorare all’interno della società rossoblù è diventato, nel corso degli anni, pressoché impossibile.
Cosenza Calcio: l’ingerenza della Scalise
Le motivazioni di Folino sono chiare e circostanziate. Il responsabile della comunicazione ha denunciato l’ingerenza costante e strutturale dell’amministratrice unica Rita Rachele Scalise nel suo operato, interferenze che – a suo dire – compromettevano la qualità e la credibilità del lavoro svolto.
“La comunicazione non può essere gestita in maniera confusa, né può essere svuotata delle proprie responsabilità attraverso interventi esterni e sovrapposizioni che finiscono per compromettere il lavoro, il metodo e la credibilità del ruolo. In questo contesto proseguire non sarebbe stato coerente né sul piano professionale né su quello personale.”
Parole che pesano come macigni, e che fotografano con precisione il clima interno a una delle società calcistiche più discusse del Sud Italia.
14 anni di gestione grottesca e un via vai continuo
Le dimissioni di Folino non sono un caso isolato. Sono l’ultimo tassello di un mosaico che racconta di una società calcistica incapace di costruire un progetto stabile, di valorizzare le professionalità, di dialogare con il proprio territorio. Il Cosenza Calcio ha tutto il potenziale per essere un club radicato, amato, sostenibile. Ma finché la gestione resterà quella attuale, ogni risorsa umana di valore sceglierà la porta d’uscita.
Da quando Eugenio Guarascio e, soprattutto, Rita Rachele Scalise hanno preso in mano le redini del Cosenza Calcio, la società ha vissuto un ricambio continuo e vertiginoso di figure professionali. Dirigenti, collaboratori, amministrativi, tecnici e persino magazzinieri: nel giro di poco più di un decennio, tutti sono caduti “come birilli”.
Solo nell’ultima stagione sportiva si contano almeno tre addii di peso: il DS Lupo, lasciato andare dopo nemmeno un mese dall’arrivo, il DG Gualtieri, ingaggiato per rendere appetibile il brand Cosenza Calcio e ricucire lo strappo con la tifoseria, mai riuscito nel suo compito e il Magazziniere Vommaro, figura storica del club, che ha abbandonato parlando di “valori in cui credeva dispersi”.
Un elenco che si somma a stagioni intere senza programmazione, senza progettazione, con organici allestiti alla meno peggio negli ultimi giorni di mercato, direttori sportivi costretti a barcamenarsi con budget ridottissimi tra prestiti e giovani di belle speranze provenienti dalla Serie C.
Una gestione che fa acqua da tutte le parti
Il quadro che emerge è quello di una società con zero empatia verso il proprio ecosistema — tifosi, giornalisti, dipendenti e una chiusura comunicativa totale che ha toccato punte grottesche. Tra gli episodi più discussi:
Il tentativo di aumentare i prezzi dei biglietti in occasione del derby contro il Catanzaro, una figuraccia evitata solo grazie alle proteste dei tifosi, la mancanza di campi di allenamento adeguati, con giocatori costretti a spostarsi con i propri mezzi, la decisione di inibire i commenti sui canali social ufficiali per oltre un anno mesi, riaperti solo recentemente, Un sito ufficiale non aggiornato e con problemi di accesso, gestito oggi da stagisti.
Una situazione che molti addetti ai lavori definiscono “da medioevo”, in un contesto calcistico in cui la comunicazione è diventata uno strumento fondamentale per il radicamento del club nel territorio e per l’attrattività verso sponsor e investitori.
Comunicazione? Sfilza di No grazie
Dopo le dimissioni di Folino, la società si è messa immediatamente alla ricerca di un sostituto, ricevendo però una serie di rifiuti da parte di giornalisti iscritti all’Ordine. Un segnale inequivocabile della reputazione che la gestione attuale ha accumulato.
Nell’attesa, la comunicazione ufficiale del Cosenza Calcio è affidata a qualche stagista che gestisce le pagine social, mentre il sito ufficiale resta in stato di abbandono. Se i “no” dovessero continuare, non è escluso che la comunicazione ad interim dalla società, chiudendo così il cerchio di una gestione accentratrice che ha stremato chiunque abbia provato a lavorare con professionalità all’interno del club.

