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Calabria: onde fino a 10 metri quando è possibile (e perché non va banalizzato)

Calabria nel mirino del ciclone mediterraneo: rischio mareggiate violente e vento forte, attenzione alle onde “da record” al largo.

Ultime notizie Calabria. Tra lunedì 19 e martedì 20 gennaio 2026 la Calabria — soprattutto i versanti esposti e in particolare le coste orientali — entra in una finestra meteo delicata: una circolazione depressionaria nel Mediterraneo richiama correnti di scirocco, con piogge persistenti, raffiche intense e mareggiate estese lungo i litorali più esposti.

È il classico scenario in cui la notizia non è “solo” la pioggia: è l’effetto combinato tra vento sostenuto, mare in rapido aumento e precipitazioni che possono diventare aggressive, soprattutto se insistono per ore sulle stesse aree. Il Dipartimento della Protezione Civile segnala proprio questo quadro: ventilazione fino a burrasca forte e raffiche fino a tempesta, con precipitazioni diffuse e rovesci anche intensi.

Onde fino a 10 metri: quando è possibile (e perché non va banalizzato)

La frase che spaventa di più in queste ore è una: onde che “potrebbero arrivare a 10 metri”. Va detta una cosa chiara: questi valori, quando vengono citati, si riferiscono in genere a mare aperto e a scenari di picco (non alla “media” sotto costa). Alcune analisi meteo parlano di possibili onde oltre gli 8–10 metri al largo nei momenti peggiori della sciroccata.

Allo stesso tempo, fonti più istituzionali e locali possono riportare numeri più contenuti per specifiche aree e finestre temporali: ad esempio, per i settori ionici calabresi è stata citata una previsione di onde intorno ai 3,2 metri in un bollettino legato all’allerta regionale.

La sintesi corretta, senza sminuire: anche “solo” 3–4 metri sotto costa, con vento forte e mareggiate, possono fare danni (erosione, acqua sulle strade costiere, porti in sofferenza, stabilimenti e barriere colpite). E quando il vento resta teso per molte ore, il mare può crescere velocemente e “spingere” fin dove normalmente non arriva.

Le aree più esposte e il rischio “effetto imbuto”

La Calabria, con due mari e coste molto diverse, non reagisce tutta allo stesso modo. Con lo scirocco, i tratti più esposti sullo Ionio (e in generale le coste orientali) tendono a vedere un mare più cattivo, mentre sul Tirreno l’impatto può cambiare a seconda dell’angolo del vento e della conformazione dei litorali.

In questi casi, il rischio reale non è solo l’altezza dell’onda: è la combinazione di mare molto mosso/agitatissimo e raffiche che rendono instabili anche situazioni apparentemente “gestibili”. Le previsioni dell’Aeronautica Militare, per la Calabria, parlano esplicitamente di venti generalmente forti e mari da molto mossi ad agitati, con maltempo diffuso e precipitazioni intense su Ionio e Piana di Sibari.

Perché questa fase può essere più pericolosa del solito

Ci sono tre motivi per cui certe mareggiate diventano “notizia grossa”:

Il primo è la durata: quando il vento spinge per molte ore, il mare non fa in tempo a “scaricare” energia e continua a costruire onda su onda. Il secondo è l’intensità: la Protezione Civile parla di intensificazione fino a burrasca forte e raffiche di tempesta, cioè una fascia che, per la costa, non è un dettaglio.
Il terzo è la sovrapposizione con piogge e temporali: se i rovesci insistono, aumentano criticità idrauliche e idrogeologiche proprio mentre le zone costiere sono già stressate dal mare.

Cosa fare (pratico, senza panico)

La regola è semplice: non sfidare il mare per un video. In giornate di mareggiata vera basta una serie di onde “anomale” per trasformare una passeggiata in un incidente.

Se sei in costa o vicino a porti/lungomare: evita moli e scogliere, non sostare in punti bassi esposti, attenzione a sottopassi e strade costiere dove l’acqua può arrivare rapidamente. E soprattutto: segui gli aggiornamenti ufficiali perché in queste situazioni la differenza la fanno le prossime 6–12 ore.

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